La svista de “La Stampa”, la pagliuzza e la trave.

Il quotidiano torinese La Stampa pubblica sull’edizione del 19 agosto 2009 una prima pagina di Avvenire che non è mai esistita. Lo denuncia oggi Il Giornale, con due articoli a firma Paolo Granzotto [1] e Guido Mattioni [2]. 

In particolare, al centro delle pagine 10 e 11 viene pubblicata una immagine raffigurante una edizione di Avvenire il cui titolo di prima pagina recita: “Il Papa a sorpresa: “Silvio, ora basta””, accompagnato da un occhiello che riporta: “il Pontefice bacchetta il premier anche sulla Finanziaria. “Mi aveva promesso politiche per la difesa della famiglia. Poi ho scoperto che la famiglia era la sua e quella di suo fratello Paolo”. Peccato che quella prima pagina non sia mai stata stampata. 

Una svista, dunque. Dovuta, ipotizza Granzotto, a un odio verso Berlusconi talmente potente da accecare il buon senso di un direttore come Mario Calabresi, e fargli prendere per vera una immagine molto probabilmente pescata, “magari senza iniziale malizia, nel mare magnum di Google-immagini”. 

Una giusta denuncia di un errore imperdonabile. Che tuttavia si ritorce contro i collaboratori de Il Giornale stesso, quando essi pretendono di vedere nel disinteresse per la verità la causa di svarioni di questo tipo.

Applicando la stessa logica, infatti, si possono imputare proprio a Il Giornale i medesimi capi d’accusa. 

Il 24 novembre 2006 il quotidiano di Paolo Berlusconi commise un grave errore, titolando in prima pagina: “La Turco vuole l’eutanasia per legge”, intendendo riferirsi a Livia Turco, allora Ministro della Salute. Il tutto accompagnato da un rovente editoriale del Senatore forzista Gaetano Quagliarello, rubricato sotto “Medicina e Totalitarismo”. Peccato che la proposta fu invece avanzata da Maurizio Turco, parlamentare della Rosa nel Pugno. 

Emblematica l’accusa di Livia Turco: “Evidentemente la bramosia di infangare colui che si ritiene l’avversario politico del momento è tale da offuscare addirittura la vista e la capacità di leggere i nomi e cognomi delle persone e la loro qualifica istituzionale. Scopriamo così che il direttore de Il Giornale Maurizio Belpietro e i suoi redattori non sanno che sono senatrice, che in qualità di membro del Governo non firmo proposte parlamentari” [3]. 

Belpietro fu costretto a pubbliche scuse. La Turco ne chiese addirittura le dimissioni (che non giunsero).

Si noti come l’argomento avanzato per comprendere la “svista” sia lo stesso utilizzato oggi da Granzotto e Mattioni: è l’odio verso l’avversario politico a indurre i giornalisti in errore, al punto di prendere granchi di queste colossali dimensioni. Un odio che promuove il disinteresse per la verità e, in ultima analisi, lo sconfessarsi della ragione principe del giornalismo stesso.

Giusto. Niente di male a vedere la pagliuzza nell’occhio altrui, dunque, soprattutto quando c’è. Quanto va ricordato a Granzotto e Mattioni è di non utilizzarla come argomento per ignorare la trave che staziona nel proprio. 

Note: 

[1] http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=375167

[2] http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=375165&START=1&2col=

[3] http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/politica/turco-belpietro/turco-belpietro/turco-belpietro.html

About these ads

Un pensiero su “La svista de “La Stampa”, la pagliuzza e la trave.

  1. sai che dove hai scritto “del Senatore forzista Gaetano Quagliarello” ho letto, sul serio non sto facendo una battuta, “del Senatore fascista Gaetano Quagliarello”?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...