Giampaolo Pansa ci fa capire che perdere la memoria è l’unico modo per ottenere un editoriale su Libero.

Giampaolo Pansa scrive oggi un lungo editoriale su Libero per denunciare l’atteggiamento di Massimo D’Alema nei confronti della “libertà di stampa”. Un atteggiamento per nulla diverso da quello, tanto deprecato “a sinistra”, tenuto da Silvio Berlusconi, in quanto essenzialmente fondato sul ricorso a querele e cause civili contro i giornalisti scomodi. Che, riporta Pansa, D’Alema vorrebbe rendere oggetto di “una bella epurazione [...] in stile polpottiano” [1].

In chiusura di articolo, Pansa accenna alla causa civile intentata da D’Alema nei confronti dell’allora direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, nel febbraio 1998. Una citazione per danni con richiesto risarcimento di 2 miliardi di lire e motivato da una serie di articoli, pubblicati tra il 29 novembre e il 4 dicembre dell’anno precedente e a firma Francesco Verderami e Felice Saulino [2], rei di avere pubblicato “notizie totalmente false” riguardo a presunte manovre politiche per unificare i tre sindacati sotto una unica direzione “uliviana”, ovvero di centrosinistra.

Pansa conclude: “Quale sorte ebbe questa causa? Confesso di non ricordarlo. Ma che importanza ha scoprirlo?”. Ciò che conta è che “la sinistra non [sia andata] in piazza a protestare”. Ovvero: che la sinistra se la prende con Berlusconi, ma non con D’Alema, anche quando attenti alla libera informazione. Il solito doppiopesismo.

In realtà ha importanza scoprire lo sviluppo (se non la sorte) di questa causa, perché ci permette di scoprire le reazioni da essa suscitate. E così svelare che la conclusione di Pansa è errata.

Provo a ricostruire la vicenda.

D’Alema, stanco delle “elucubrazioni” di Verderami e Saulino, ricorre nel dicembre 1997 all’Ordine dei Giornalisti (quando solamente due giorni prima ne aveva chiesto su L’Unità l’abolizione [3]) chiedendo sanzioni disciplinari per De Bortoli e i suoi due collaboratori. De Bortoli replica con un editoriale al vetriolo: “Notiamo solo che l’esposto e’ l’ultimo di una serie di piccoli atti di intimidazione nei confronti di un giornale libero da parte di un uomo politico: atti che ricordano il miglior Craxi…” [4]; inoltre, viene detto che D’Alema avrebbe incontrato un “azionista” del Corriere per esercitare precise pressioni politiche. D’Alema allora va su tutte le furie e decide per la querela, aggiungendovi anche un “giuramento decisorio”, in cui viene chiesto a De Bortoli di giurare che le intimidazioni sono avvenute, e di specificare in quali circostanze.

Il 25 febbraio l’Ordine dei Giornalisti assolve De Bortoli e Verderami (Saulino invece riceve un “avvertimento” [5]). L’esposto di D’Alema contro Verderami viene respinto in quanto “assolutamente infondato in fatto e in diritto”; di conseguenza, anche se con l’esigua maggioranza di 5 contro 4, viene assolto anche De Bortoli. Segue un ricorso in appello che non porta ad alcuna conseguenza rilevante, se non un esposto contro lo stesso D’Alema per “aver screditato sistematicamente la categoria”, anch’esso archiviato [6].

Della decisione della magistratura ordinaria circa la causa per danni non sono riuscito a trovare traccia. Invito il lettore ad aiutarmi.

Perché questa vicenda (anche se ricostruita in modo incomplet0) è interessante, in ogni modo? Per le reazioni suscitate. Che remano contro le conclusioni di Pansa e, più in generale, contro ciò che i lettori di Libero vorrebbero sentirsi dire. Per questa ragione Pansa “non ricorda” come andarono le cose.

Rinfreschiamogli la memoria. All’indomani dell’esposto all’Ordine dei Giornalisti, lo sdegno per l’intromissione di un politico nel libero esercizio della professione giornalistica è bipartisan. E nettissima è la posizione di Curzio Maltese, su Repubblica, che parla di un D’Alema “malato di stampa”. Perché Pansa, nel suo amore per la completezza, non lo ricorda? Perché non ricorda le accuse a D’Alema di voler imbavagliare la libertà di stampa da parte di Mario Pirani e Michele Serra [7]? Perché gli impedisce di sostenere (come vorrebbero Feltri e Belpietro) che su Repubblica si condanna Berlusconi sempre e comunque, mentre si assolve chi sta a sinistra sempre e comunque?

Repubblica si schierò apertamente contro le querele di D’Alema; Il Giornale, invece, si schiera a favore delle querele di Berlusconi. Tuttavia, per Pansa il problema è che la sinistra non sia scesa in piazza contro D’Alema, e non che la destra non abbia preso le distanze dall’atto di Berlusconi. Perché? 

E ancora. La decisione di assoluzione di De Bortoli trova il placet anche di esponenti del centrodestra quali Roberto Formigoni, Paolo Bonaiuti, Franco Frattini e Francesco Cossiga, che sostiene che la decisione rappresenta “un punto a favore della libertà di stampa e dell’ indipendenza dei giornalisti” [8]. Il che equivarrebbe, mutatis mutandis, a una reazione di Capezzone e Gasparri favorevole a Repubblica e L’Unità, nel caso venissero assolti dalle querele di Berlusconi. Uno scenario alquanto improbabile.

Caro Pansa, le suggerisco di fare un migliore uso della sua memoria. Così facendo potrebbe ricordare che se “la sinistra non è scesa in piazza” contro D’Alema è stato perché non ce n’è stato bisogno (ferma restando la condanna durissima del suo tentativo di “imbavagliare” il Corriere, che lei omette). E, forse, potrebbe ricordarsi di un tempo in cui la libertà di stampa era un patrimonio di ogni cittadino italiano, indipendentemente dall’affiliazione partitica.

Del resto, perdere la memoria sembra l’unico modo rimasto per potersi garantire un editoriale.

 

 

Note: 

 

[1] Libero del 15 settembre 2009, p. 10

[2]http://archiviostorico.corriere.it/1997/dicembre/05/Alema_insiste_contro_Corriere_denunce_co_0_9712059053.shtml

[3]http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/12/04/alema-malato-di-stampa.html

[4]http://archiviostorico.corriere.it/1998/febbraio/13/Alema_contro_Corriere_chiesti_danni_co_0_9802135305.shtml

[5]http://www.austroeaquilone.it/leiss/specchio.htm

[6]http://archiviostorico.corriere.it/1998/ottobre/09/Ordine_archivia_esposto_contro_Alema_co_0_9810093999.shtml

[7] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/03/02/alema-il-corriere-la-libera-stampa.html

[8] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/02/25/primo-round-al-corsera.html

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15 pensieri su “Giampaolo Pansa ci fa capire che perdere la memoria è l’unico modo per ottenere un editoriale su Libero.

  1. Ho seguito purtroppo passo per passo il declino di quello che secondo me era un giornalista straordinario. Ho letto molti suoi libri, lo avevo seguito nella sua doverosa e coraggiosa battaglia per riportare alla luce i delitti dimenticati della resistenza dall’oblio storico, ma quella battaglia e le ingenerose contestazioni che ne sono state l’inevitabile corollario erano evidentemente un fardello troppo pesante per le sue spalle. Sulle pagine dell’Espresso ho visto il giornalista che era trasformarsi gradualmente in una sua rancorosa caricatura, le sue analisi una volta lucide diventare sempre più sforzate, sempre più tentativi di dimostrare la fondatezza di tesi precostituite.
    Per come scriveva un tempo io lo avevo immaginato l’erede naturale di Biagi, e invece finisce la sua carriera in questo modo, davvero peccato, preferisco ricordarlo per quello che era, rileggendomi il suo bellissimo “Romanzo di un ingenuo”.

    Michele Gardini

  2. Hai colto perfettamente lo spirito dell’articolo, Michele. Il mio intento non era certo screditare Pansa per quanto ha fatto in passato, ma segnalare le (penose) condizioni in cui versa in questo preciso momento.

    Grazie per il commento. Per quanto riguarda il post sulla “libertà” di informazione, noto che continuano a esserci divergenze ma soprattutto incomprensioni reciproche. Dovremmo parlarne di persona, credo: sarebbe tutto più semplice.

    Quando vuoi io sono a Udine nei prossimi giorni per un caffè o un bicchiere di vino.

    A presto,

    f.

  3. I lettori di libero a dire il vero hanno capito altro…
    Pansa in soldoni dice: come può l’onorevole D’alema indignarsi pubblicamente delle querele di Berlusconi se lui stesso in passato ha querelato, minacciato ed offeso la categoria?
    Ma Pansa come tutti quelli che non scrivono quello che vi piace è ormai un vecchietto rancoroso che con i suoi libretti revisionisti cerca di farsi pubblicità..
    quando non ci sarà più berlusconi quannti idoli disoccupati c’avrete….
    Buongiorno a tutti

  4. Caro Cesare,

    infatti il concetto che tu esprimi non è affatto criticato all’interno del mio articolo. Il mio pezzo non è una difesa della condotta di D’Alema, di cui tra l’altro documento l’atteggiamento (pessimo) tenuto nel corso della vicenda con il Corriere. Ciò che mi premeva è invece sottolineare come Pansa vada oltre ciò che tu dici, e imputa alla sinistra la colpa di “non essere scesa in piazza”, cioè di non avere protestato contro D’Alema quando ha querelato il Corriere. E lo fa in modo ipocrita, lanciando l’accusa in un tra parentesi, e fingendo una “dimenticanza” sul come andarono le cose. Questa seconda accusa invece è senza fondamento, come da me documentato.
    Come vedi, lungi da me sia difendere che accusare Pansa in via pregiudiziale. La politica di questo blog è di valutare gli argomenti a favore di una conclusione: per quanto riguarda l’atteggiamento di D’Alema, Pansa ha ottimi argomenti; per quanto riguarda le reazioni della sinistra a tale atteggiamento, non ne ha. Tutto qui.

  5. “Vi piace”? Cesare (cognome, please?), se tu avessi letto quello che avevamo scritto, forse avresti potuto evitarti la figura del classico berlusconiano che, leggendo Libero ed avendo quindi la testa farcita di slogan e schemi mentali ipersemplificati, tende ad affibbiare agli altri i propri difetti: dogmatismo e pensiero unico. Comicia a leggerti qualcosa di meglio di Libero, cerca di crescere un pochetto, poi torna a rileggere quello che ha scritto Fabio e quello che ho scritto io e vedrai che rimarrai tu stesso sgomento di fronte alla tua pochezza ed alla leggerezza dei tuoi commenti. Quanto agli idoli che rimarrebbero disoccupati, come disse a suo tempo Travaglio a Casini che gli fece questa stessa osservazione: ma volesse il cielo!

    Michele Gardini

  6. Buongiorno Fabio,
    confrontarsi scrivendo è meno facile perchè gli argomenti sono cosi tanti e gli approfondimenti doverosi sarebbero cosi lunghi..
    ma a proposito della sinistra che criticò allora D’alema c’è da fare almeno due considerazioni: la prima è che con Repubblica ed il suo editore c’erano all’epoca dei conflitti che andavano oltre il caso specifico, ed in altre interviste è lo stesso D’alema a dirlo;
    la seconda anche più intuitiva è che dicendo sinistra ne io, ne altri che possiedano almeno un minimo di oggettività intendano inglobare tutti gli esseri viventi che di sinistra si considerano (l’equivalenza che chi vota berlusconi sia o un ignorante lobotizzato o un evasore ignorante almeno per il sottoscritto non vale quando parlo di sinistra).
    Quanto al signor Gardini…il cui cognome mi riporta ad avvenimenti anche questi riposti nell’oblio da certa stampa, lei scrive “Sulle pagine dell’Espresso ho visto il giornalista che era trasformarsi gradualmente in una sua rancorosa caricatura, le sue analisi una volta lucide diventare sempre più sforzate, sempre più tentativi di dimostrare la fondatezza di tesi precostituite” rafforzato dal “penoso” che si legge nel commento successivo;
    Il suo credo sia un problema atavico…la presunzione di essere antropologicamente superiori…quell’ immotivata presunzione di poter dividere i buoni dai cattivi, gli intelligenti dagli stolti, i liberi pensatori dai lobotizzati salvo poi essere smentiti dalla storia come dall’attualità. Travaglio? mente sapendo di mentire…basta dare un’occhiata alla sua monotematica bibliografia. Ora vado a crescere un pochetto…come dice Lei dall’alto della sua conoscenza.
    Grazie dello spazio Fabio..buona giornata

  7. Come ho già scritto, è tendenza di una alcuni di riflettere sugli altri le proprie deficenze intellettuali, nella convinzione che il proprio dogmatismo sia inevitabile. Le mie valutazioni provengono da una mente analitica che cerca, coltivando il dubbio, di migliorarsi in continuazione, e per questo io sarò sempre non antropologicamente ma metodologicamente superiore a chi ragiona per schemi fissi. Io posso ripercorrere passo per passo il decadere del Pansa fu grande, l’Espresso ha mantenuto i suoi articoli, e lo farò qui prossimamante, tanto per accontentarti. Ma se non hai pazienza e vorrai attingerne da solo, potrai leggerti anche i miei commenti, assieme a quelli dei troll berlusclonici che non hanno mai mancato di postare, perché sull’Espresso, a differenza dei forum del Giornale e di Libero, tutti i commenti non esplicitamente volgari vengono accettati. E basterebbe questo a certificare l’inferiorità di una ideologia che cancella quello che non è gradito, ed una che invece lo sopporta, magari a malincuore, ma è disposta a confrontarcisi, fandonie comprese. E non sto certo parlando di destra e sinistra, schemi mentali creati appunto per appassionare menti deboli. Parlo di liberalismo contapposto al becero populismo cialtron-furbista. Consiglio di leggere la lettera-appello di Bobbio, Sylos Labini e Galante Garrone, può essere una buona base di partenza http://www.caffeeuropa.it/attualita01/126appello-liberta.html.

    Gardini Michele

    Michele Gardini

  8. aiuto!!!…ammetto di aver letto solo prime cinque righe…ma proprio non ce la faccio a rileggere di nuovo il temino preconfezionato letto e riletto dai vari paladini della libertà violata….spero la tua mente analitica possa perdonare il mio becero populismo.
    Solo una domanda …quando parli di ideologia inferiore a quale ideologia ti riferisci??

  9. Però che fenomeno, hai letto solo le prime cinque righe ma mi chiedi precisazioni sulle cose scritte all’undicesima…

    A cosa mi riferisco? Alla forma mentale di chi si sente in diritto di imporre agli altri le proprie verità anche se spesso lui per primo non ci crede, ma a cui fa finta di credere per convenienza, di quelli che prendono più di quello che danno e chissenefrega degli altri, di quelli che nella vita mentono senza vergogna e sporcano tutto senza rimorso, perché “se non lo faccio io lo farà qualcun altro”, e comunque qualcun altro pagherà, di solito il loro padrone, perché sono quasi sempre mediocri, ed i mediocri si cercano sempre un padrone. Probabilmente elevare questo al rango di ideologia è concedergli un onore che non merita, in realtà ha molti nomi e molte varianti, a seconda delle epoche storiche e delle ambientazioni geografiche. Nel nostro contesto storico ha trovato un suo nome: berlusconismo.

    Michele Gardini

  10. Ma possibile ci sia ancora gente che corre dietro a questi voltagabbanna, piu’ volte, quali ‘sto Pansa pieno di se, Guzzanti, Rossella e via di seguito.
    Ma Pansa perche’ non si vergogna un po’ invece di far finta di giocare al giornalista libero? Un ego macro che lo porta a sputare forte ove per anni ha mangiato e molto bene e sapete perche’: perche’ non l’anno trattenuto con consulenze miliardarie in quanto ormai bacato nel cervello nella ricerca di far male alla sinistra ove ha vissuto tutta la vita. Uno che di carriera alla fine ne ha fatta ben poca e che vive ancora di gelosie di Biagi, Bocca e Montanelli e oggi odia Mauro e Santoro e Fazio perche’ non lo vogliono nemmen vedere tanto e’ puzzolente nella sua boria.
    Poveretto! Che schifo.

  11. Giudizi troppo duri, Paolo, non condivido. Forse sono troppo legato al Pansa che fu, ma non riesco tuttora a vederlo come un opportunista. Credo si sia trattato solo un problema legato all’età ed al carattere non abbastanza forte per assorbire le ingenerose legnate che ha raccolto con i suoi ultimi libri. In cui ribadisco, ha compiuto un doveroso lavoro di recupero storico, almeno fino a “Sconosciuto 1945″. Purtroppo da quel punto in poi il desiderio di rivalsa ha preso il sopravvento sulla lucidità, ed anche i suoi articoli ne hanno risentito, davvero peccato.

    Michele Gardini

  12. Concordo in parte con Paolo..non su Pansa ma in generale, ed in Italia su questo argomento solo in generale possiamo parlare perchè ci riferiamo a cosi tanti che ad entrar nel particolare non renderemo giustizia a troppi….inclusi i fascisti divenuti antifascisti che tu distingui da Pansa. Però davvero, se non ci riferiamo al particolare, se non cadiamo nell’ipocrisia ed è da li che si era partiti con l’articolo commentato, allora si..concordo. anche con Gardini potrei essere d’accordo se solo non ne facesse un discorso politico, pretendere ancora di assegnare una superiorità morale ad una parte identificata sollo dall’anti berlusconismo è quanto meno anacronistico.

  13. In realtà, anacronistico è dire anche poco. In effetti il mio partito di riferimento, quello nei cui ideali tendo a riconoscermi fu spazzato via più di 50 anni fa per il mio stesso difetto: pretendeva di voler costruire un paese decente, meno ipocrita, meno corrotto. Ma già allora il pragmatismo era il fondamento imprescindibile per avere successo, ed il rigore morale rappresentava un difetto mortale. Oggi, tutto rimane uguale.

    Signor Cesare, il mio è un discorso politico ma non solo. E’ un discorso a carattere principalmente etico, ma non solo. L’etica e la morale sono discipline filosofiche alquanto opinabili, per cui parlare di superiorità sarebbe ridicolo, se rimanessimo in questo campo. Il mio vuole essere soprattutto un discorso di opportunità reale e di rapporto costo beneficio. La verità ed il rigore sono più impegnativi ma alla lunga pagano. Il pragmatismo italiano è molto stupido, non sa guardare al di là del breve periodo, fa prevalere le componenti della furbizia e non dell’intelligenza, i problemi invece che risolverli tende a nasconderli sotto il tappeto delle mezogne. Mera illusione, i fatti sono estremamente cocciuti, più a lungo li si nasconde e più duro colpiranno. Per questo il populismo è sempre un’arma a doppio taglio: il passato finora ha quasi sempre dimostrato che i cosiddetti “disfattisti”, penso ad un Giolitti che si oppose alla I guerra mondiale perché ne intravedeva il potenziale distruttivo, o ad una Merlin che denunciava i pericoli di una diga troppo pericolosa, si sono rivelati solamente gente che sapeva vedere oltre le menzogne e le piccinerie. Anzi, spesso la conta dei danni ha superato le loro peggiori previsioni.

    Anacronistici, quelli come me lo saranno probabilmente sempre, in Italia. Ma questo non è detto che sia un problema mio, e soprattutto lo posso correggere facilmente: l’Italia non è che un piccolo, piccolo paese in un mondo più grande. Un mondo che offre ancora discrete opportunità, per chi non si abbandona al tirare a campare. Posso forse lasciare al futuro il compito di stabilire chi aveva ragione, chi sapeva guardare più lontano. Con la triste consapevolezza che, se le cose andranno secondo le mie previsioni, a soffrirne saranno soprattutto gli innocenti, invece che i veri colpevoli. Quelli, in Italia, non pagano quasi mai.

    Michele Gardini

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