La pubblicità a Mussolini e l’attività imprenditoriale di Daniela Santanchè.

La pubblicità per la “confessioni segrete” di Mussolini che “obbligherà gli storici ad una radicale revisione dei giudizi faziosi [sul Duce] sin qui espressi da un settarismo ormai superato” riappare oggi su Il Giornale, a pagina 9. A nulla sono valse dunque le decine di mail che ho inviato al direttore Vittorio Feltri, cercando di spiegargli come l’editore del libro sia passibile del reato di apologia del fascismo, nonché il suo giornale incorra nel rischio di un sequestro da parte dell’autorità giudiziaria (il tutto ex l. 645/1952, artt. 4 e 8). Allo stesso modo senza risposta sono rimaste le mie iniziali domande al riguardo

A scanso di equivoci, pubblico la pubblicità a Dino Editore (riquadro in basso a destra) a cui da tempo mi sto interessando:

 

Ma fin qui nulla di nuovo. La novità è che oggi la pubblicità appare anche su Libero, a pagina 13. Immutato il corpo del testo, cambia il titolo, che ora recita:

IL “GIALLO POLITICO” DEL SECOLO

Perché il Duce decise di entrare in guerra. Churchill ne fece sparire le prove.

Scompare dunque la dicitura (presente invece ne Il Giornale) “Mussolini: Ho in questa borsa la prova che la storia mi assolverà”. Ma la sostanza non muta: gli storici saranno in ogni caso obbligati ad assolvere il Duce e il fascismo, dopo la lettura di questo “capolavoro immortale” (di cui, peraltro, non si conosce il prezzo).

Come è possibile che simili pubblicità appaiano su quotidiani nazionali ad ampia diffusione come Libero e Il Giornale

Qualche indizio proviene da Il Fatto Quotidiano di oggi [1], che a firma Alessandro Ferrucci spiega:

“Sì, perché la Santanchè è la concessionaria della pubblicità su Libero, è lei a cercare soldi per Belpietro (e prima di Feltri)”

Dunque un aspetto della vicenda sembra chiarirsi: quelle pubblicità inneggianti all’assolvimento storico del Duce e del suo operato sono state reperite da Daniela Santanchè, che deterrebbe (a dicembre 2007) il 50% di Visibilia Pubblicità SRL [2], concessionaria per la pubblicità sul quotidiano di Belpietro, come si evince da pagina 33 del quotidiano oggi in edicola.

Penso non serva ricordare la affiliazione della attuale leader del Movimento per l’Italia alla destra nazionale (si ricordi, ad esempio, la candidatura alle politiche del 2008 per la lista La Destra/Fiamma Tricolore). Un rigurgito di nostalgia per il Ventennio o semplicemente un accurato calcolo economico?

Inoltre, Santanchè, come spiega Ferrucci, è in stretti contatti con Vittorio Feltri, sia in veste di articolista (per Il Giornale), sia in veste di imprenditrice (per Libero, anche quando ad essere direttore era proprio Feltri, come dimostra questa intervista). Una posizione che la vedrebbe dunque al contempo nei panni di collaboratrice e di concorrente: è la stessa Santanchè a dichiarare, sempre sul Fatto, “la mia società sta realizzando con Libero un +30% e, sistematicamente, sta battendo la concorrenza pubblicitaria de il Giornale”. Gestita da Arcus SRL, sempre del gruppo Paolo Berlusconi. 

Che questo spieghi anche perché entrambi i contendenti (Visibilia e Arcus) possano fregiarsi della tanto ambita “confessione segreta” di Mussolini?

 

AGGIORNAMENTO [30 settembre, ore 10:11]


I due contendenti (Visibilia e Arcus) possono “fregiarsi” anche della stessa pubblicità sui “francobolli del ventennio”, apparsa ripetutamente su Il Giornale e, oggi, su Libero.

Eccola.

Una ulteriore conferma del comune indirizzo dato dai due quotidiani alla propria gestione degli spazi pubblicitari, che sembra poter essere riassunta al meglio dal busto di Mussolini presente (come mostrato da AnnoZero) sulla scrivania, prima di Libero e poi de Il Giornale, di Vittorio Feltri.

 

 

Note:

 

[1] Il Fatto Quotidiano del 29 Settembre 2009, p. 6

[2] http://www.primaonline.it/2008/12/17/59811/personaggi-daniela-santanche-portavoce-della-destra/

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10 thoughts on “La pubblicità a Mussolini e l’attività imprenditoriale di Daniela Santanchè.

  1. Caro Fabio,
    capisco il senso di impotenza e di frustrazione, ma temo che, sulla vicenda, ci sia poco da fare. C’è tutta una giurisprudenza che mi pare circoscriva il reato di apologia di fascismo solo a quei casi in cui vi sia il pericolo, la tentazione o la volontà di ricostituire il partito fascista, oppure di esaltarne le pratiche. Questo per trovare un giusto compromesso tra civiltà e libertà di opinione. I francobolli, poi, sono un po’ come certi cimeli non solo fascisti, ma pure nazisti, la cui vendita, talvolta -credo da Hobby & Work- viene pubblicizzata in Tv. E’ evidente che quegli spot mirano ad un pubblico nostalgico, ma è altrettanto evidente che nessuno potrebbe negare ad un eventuale collezionista di reperti più o meno storici la possibilità di coltivare il proprio passatempo. Quanto ai diari di Mussolini, dal momento che essi vengono agitati a mo’ di documenti storici (e nessuno può censurare l’indagine storiografica, per quanto pretestuosamente e disonestamente la si possa alcune volte condurre) sta agli ambienti accademici confutarne la validità. Ma simile paccottiglia fantastorica ovviamente a quegli ambienti non arriverà mai, conservando per un interminabile avvenire il posto che si merita: un trafiletto pubblicitario su alcuni giornalacci.

  2. Grazie Daniele,

    temo tu abbia ragione. E sospettavo le cose stessero così – altrimenti non si spiegherebbero le infinità di oggetti, manifesti, pubblicità etc. a cui siamo quotidianamente esposti. Contavo di mobilitare un po’ di attivisti 2.0, e a questo modo di intasare la casella email di Feltri di lettere di protesta. Evidentemente mi illudevo che si potesse ottenere altro che qualche inchiesta che vada a curiosare sotto le lenzuola del politico di turno.

    Grazie ancora per l’ottimo lavoro che fai sul tuo blog.

  3. ODIO FEROCEMENTE NAZISMO & FASCISMO. Per tutto il dolore che hanno portato sulla Terra a milioni di persone.

    Questo blog è davvero realizzato bene ma ricorda che “o siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell’intelligenza”.

    Inoltre è stato detto anche: “Vi chiedo di essere essenzialmente umani, ma così umani da avvicinarvi al meglio di ciò che è umano, purificare il meglio dell’uomo attraverso il lavoro, lo studio, l’esercizio della solidarietà continua con il popolo e con tutti i popoli del mondo”.

    Sperando che nessuno ceda mai a quelle teste di cazzo (sia a destra che a sinistra) sempre pronte a “prendere i fucili”.

    • Nulla è più lontano e contrario a me di Nitsche, di Alzo Sprach Zarathustra e del suo e tuo Nichil. Ma il tuo ragionamento nasconde una buona fede di fondo non comune tra i tuoi scherani, che mi induce ad una spiegazione più pacata (con gli omologhi in perfetta malafede di cui sopra, sono molto più tranchant). In italia l’apologia di reato è da sempre un passatempo da salotto, si pensi a chi inneggiava ieri e oggi alla morte di tizio, caio, semproniom, poi puntualmente morti o a chi inneggia oggi al comunismo. Il quale comunismo, figlio della stessa ideologia si distingue dal fascismo solo per numero di stermini. Quindi pubblicare una retrospettiva su Lenin, che in soli 5 anni di dittatura ha raggiunto Hitler quanto a stermini di massa – macellando 5 milioni di contadini kulaki che non volevano lasciargli la loro terra – o su Stalin è questione di lavoro da editori. Ma pubblicare, e pubblicizzare per pubblicare, un lavoro su Mussolini fa ancora stracciare le vesti, non solo a te. Il motivo di questa asimmetria, è tutto tra le righe di quanto ho appena scritto qua sopra. Mussolini si è appssionato allavicenda rivoluzionaria di Lenin mentre faceva il giornalista dell’Avanti, Hitler si è appassionato alla marcia di Mussolini mentre era in carcere a Berlino. Dittatori loro, seguaci o gente priva di cultura liberale quella che proscrive le opere sugli uni e non sugli altri. Io sono libero di parlare di dittature del ‘900 a sinistra e a destra senza tabù. Ma sono uno dei pochi. E a maggior ragione posso esecrare l’opera dei proscrittori a senso unico di oggi.

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