Su Facebook i nuovi “cani da guardia del potere”?

Su Facebook, ormai lo sappiamo, il viola è il colore della protesta. Ma la proposta non ha colori o, più poeticamente, li contiene tutti in un arcobaleno. E se per riempire le piazze servono una “organizzazione orizzontale”, comitati locali e appoggi (finanziari o meno) da parte dei partiti, per raccogliere un coro di migliaia di voci in unità bastano carta e penna. Virtuali, naturalmente.

Ne è un esempio la lettera che Arianna Ciccone, all’indomani della sentenza sul caso Mills, indirizza al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Lorenzo del Boca, decidendo di pubblicarla come nota sulla propria bacheca. Titolo? “La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini“. Un atto di accusa, educato ma netto, in cui si chiedono al Tg1 pubbliche scuse e una rettifica di quanto detto (per ben due volte) nell’edizione delle 13.30 del 26 febbraio. Oltre a sanzioni per il presentatore che afferma, sbagliando, che David Mills sia stato assolto (quando invece il reato è stato commesso ma prescritto) dalla Corte di Cassazione. Ciccone argomenta che “non si tratta di destra o sinistra, della legittimità o meno del direttore del Tg1 di esporre la sua linea editoriale”, ma di “deontologia professionale e della funzione fondamentale del giornalismo”. Prima di riportare una amara riflessione di Michele Serra, in cui si parla di una vera e propria “mascalzonata”, “perché per un giornalista manomettere la verità è un crimine, tal quale per un fornaio sputare nel pane che vende“. Senza condividerne le conclusioni, se è vero che Ciccone decide di rivolgere proprio all’Ordine le sue rimostranze nonostante Serra ritenga sia “più realistico sperare che intervenga Batman”.

Evidentemente quest’ultimo ignora il potere dei social media. Che in poche ore permettono alla lettera di circolare da profilo a profilo, da blog a blog, raccogliendo un interesse sempre crescente. I lettori chiedono alla giornalista di poter firmare la lettera, inizialmente scritta a titolo personale, che diventa così quasi un appello. Per facilitare la sottoscrizione viene aperto un gruppo omonimo che raccoglie migliaia di adesioni, anche grazie alla diffusione dell’iniziativa su Piovono Rane di Alessandro Gilioli. Nel pomeriggio di domenica quelle che poche ore prima erano le parole di una cittadina indignata diventano un coro che si leva fino al sito del quotidiano La Repubblica.

Mercoledì la lettera verrà consegnata, insieme alle migliaia di firme, all’Ordine. Difficile dire se le richieste di Arianna Ciccone e degli altri sottoscrittori verranno esaudite. Tuttavia è lecito affermare fin da ora che un obiettivo è stato raggiunto, grazie a Facebook. E cioè consentire alla voce di tantissimi cittadini di esprimersi, organizzarsi e raggiungere addirittura i canali dell’informazione tradizionale. E non solo attraverso un “no” a Berlusconi o al suo operato, ma offrendo quella che Massimo Gaggi e Marco Bardazzi definiscono “un’opportunità per disintossicare i media da tante scorie a cui si sono assuefatti” (L’Ultima Notizia, p. 269). Una vera e propria arma propositiva nelle mani dei cittadini. Che possono, gratuitamente e tramite uno strumento con cui hanno grande familiarità, tenere a bada l’origine stessa della disinformazione: il suo essere impunita. Ora dovrebbe essere più chiara la ragione della costante criminalizzazione del social network messa in atto da buona parte di giornali e telegiornali: Facebook fa paura. La notizia è che da oggi, oltre al terrore, dissemina richieste più articolate di un semplice “dimettiti”. Che siano questi i nuovi “cani da guardia del potere”?

La parte e il tutto.

Era il 1991, ma non è cambiato nulla. Ci sono decine di processi che portano a strane archiviazioni. C’è una classe politica corrotta e impunita. Ci sono la censura della RAI e la questione della televisione politicizzata. C’è l’occhio del “Grande Fratello” che elimina i pensieri sconvenienti. C’è addirittura l’idea dell’amore da opporre alle persecuzioni giudiziarie e alla protesta popolare. 

All’epoca si era all’alba della stagione di Mani Pulite e delle stragi di mafia. Oggi si parla di una nuova Tangentopoli e di una criminalità organizzata che torna ad alzare la mira. Chissà. 

Così, giusto per ribadire a chi, diciannove anni dopo Elio e le Storie Tese, va in piazza per parlare di “neofascismo crasso e opulento del berlusconismo” (Paolo Flores d’Arcais) che forse, a furia di guardare Berlusconi, si è finito per scambiare la parte per il tutto

“Ti amo, ti amo Andreotti”. 

La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini.

Al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti
Lorenzo Del Boca
e p.c.
al Direttore tg1 Augusto Minzolini
e al Presidente della Rai Paolo Garimberti

Oggetto: segnalazione grave violazione deontologia professionale.

Caro Presidente, ti scrivo a nome mio e credo di tutti i cittadini che hanno a cuore la verità e la dignità della professione giornalistica in questo Paese. Premetto subito che qui non si tratta di destra o sinistra, della legittimità o meno del direttore del Tg1 di esporre la sua linea editoriale (personalmente credo che il direttore di un tg abbia il diritto di dire il suo pensiero, la sua opinione). Qui si tratta di deontologia professionale e della funzione fondamentale del giornalismo. Ieri il tg1 delle 13.30 come sai ha dato una notizia falsa. Ecco credo che nessuno di noi può e deve accettare questo. Mi aspetto quindi una reazione esemplare dell’Ordine rispetto a un episodio che umilia la professione giornalistica e i cittadini.

Certo che per dire in un tigì, o scrivere su un giornale, che “Mills è stato assolto”, spacciando la prescrizione di un reato accertato per “assoluzione”, bisogna essere dei bei mascalzoni. Non dico faziosi, o manipolatori, o servi, dico proprio mascalzoni perché per un giornalista manomettere la verità è un crimine, tal quale per un fornaio sputare nel pane che vende. Qui non si tratta di opinioni, di interpretazioni, di passione politica. è proprio una frode, una lurida frode che non descrive più l’aspra dialettica di un paese spaccato, descrive qualcosa di molto peggiore: l’impunità conclamata di chi mente con dolo, con metodo, con intenzione, sicuro di non doverne rispondere ad alcuno (all’Ordine dei giornalisti? è più realistico sperare che intervenga Batman).
Per altro in un Paese di impuniti, perché proprio i giornalisti dovrebbero essere esentati dal privilegio di poter sparare bugie e ingannare la pubblica opinione senza conseguenze? Molti dei loro padroni e dei loro referenti politici negli ultimi vent’anni hanno perseguito con ogni mezzo, e ampiamente sperimentato, il piacere dell’impunità. Se ne sentono partecipi anche i loro impiegati

(Michele Serra)

Fa male anche a voi come a me questa riflessione? Ecco caro Presidente Del Boca io come cittadina mi aspetto da parte dell’Ordine un provvedimento nei confronti di quel giornalista che ha palesemente violato il principio deontologico per eccellenza: raccontare la verità. Mi aspetto caro Presidente Garimberti e caro Direttore Minzolini le scuse del tg1 e la rettifica.

Sicura di una vostra risposta, vi auguro una felice giornata.
Arianna Ciccone

Qui il gruppo su Facebook, che contiene l’elenco dei firmatari. Per aggiungere il vostro nome e cognome in calce all’appello basta iscriversi.

[Aggiornamento]

Ne parlano anche Piovono Rane e Repubblica.

Berlusconi raccoglie in un libro i messaggi di solidarietà ricevuti dopo l’aggressione.

Dal 2 marzo sarà in tutte le librerie il volume che raccoglie i messaggi di solidarietà inviati al premier tramite Forzasilvio.it dopo l’aggressione subita a Milano. L’editore, non sorprende, è Mondadori.

Il curatore Antonio Palmieri commenta: “Scegliere i messaggi è stato difficile, erano tutti belli. Purtroppo non potevamo metterli tutti: gli oltre 600 pubblicati nel libro sono solo una piccola parte degli oltre 50.000 pervenutici… per stamparli tutti ci sarebbe voluto un volume dell’enciclopedia Treccani“. 

Sui risvolti di copertina si leggono prima un commento del presidente del Consiglio

e poi alcuni dei messaggi che, insieme al discorso della discesa in campo, a quello che tenne a battesimo il PDL e a una “sintesi delle realizzazioni del governo da maggio 2008 a gennaio 2010“, costituiscono il volume:

Secondo Palmieri “E’ un libro da regalare agli amici di Silvio“; quello che in altre occasioni è stato chiamato “l’esercito del Bene“. E che pur di “amare Silvio” accetta improbabili clonazioni (speriamo la stessa sorte non sia toccata ai messaggi contenuti nel libro). Oltre tutto,”il ricavato dalla vendita verrà devoluto in beneficenza“. Magari all’ANM, che incarnandola patologia più grave della nostra democrazia“, e dunque il male assoluto, è lecito si attenda il massimo del perdono (“Da un male si deve far nascere un bene ancora più grande”). 

Resta da capire che farebbero del ricavato i “pm talebani“. Birbanti come sono non perderebbero certo l’occasione di giocare all’ecumenico premier un brutto tiro. Forse pubblicando un libro che contenga tutti gli insulti a loro rivolti dal presidente del Consiglio. Certo, non si raggiungerebbero i 50 mila messaggi; ma il numero che immagino è di tutto rispetto, per un uomo solo. Anche per un innamorato.

Libero sul processo Mills: quando un reato commesso ma prescritto (dal corrotto) diventa una assoluzione (per il corruttore).

Il meccanismo ormai è noto. Si stabilisce, in primo e in secondo grado, che un avvocato viene corrotto per rilasciare testimonianze “false o reticenti” per favorire un imputato, che ne è il corruttore. Mentre ciò avviene, con una mano si sparano bordate sulla magistratura per delegittimarne le conclusioni e con l’altra si approvano leggi che accorcino i termini di prescrizione per l’episodio di corruzione ipotizzato. In Cassazione si ottiene l’architettata prescrizione (chiamandola “schiaffo ai giudici”, o anche “sentenza all’italiana”). Da ultimo, si dichiara che ciò equivale a una assoluzione. E non del corrotto, ma del corruttore

E’ questo lo schema applicato nel caso Mills. In cui viene certificato che vi sia stato un corrotto (David Mills), ma che la sentenza di condanna vada annullata perché il reato commesso (commesso) è da ritenersi, grazie a una leggina su misura del centrodestra, prescritto. Grazie al fantasioso meccanismo sopra descritto, Libero può (liberamente) interpretare: 


In sostanza un reato commesso ma prescritto dal corrotto diventa una sentenza di assoluzione per il corruttore. Il cui reato sarà, con un mostro giuridico, anche prescritto. Nelle parole di Maurizio Belpietro: “La Suprema Corte ha preferito applicare la giustizia all’italiana, decidendo di mandare assolto l’imputato [David Mills, nda], ma al tempo stesso non discolpandolo totalmente”. Grazie ai “tanti Ponzio Pilato” che compongono la Cassazione “tutti i giustizialisti d’Italia potranno continuare a scrivere che la corruzione ci fu” (l’idea è che a dichiarare il reato commesso non sia la Cassazione, ma il Fatto Quotidiano, Repubblica e gli altri “mandanti morali” dell’accanimento contro il premier). Così si chiude “il procedimento che non doveva cominciare” (questo sì che è “processo breve”).

In sostanza la prossima volta che qualcuno vi chiederà conto di 600 mila dollari di troppo, fate come David Mills: tirate in ballo Silvio Berlusconi. A questo modo avrete immediatamente a vostra disposizione il Parlamento, qualche televisione e dei giornali. E soprattutto, una bislacca interpretazione del diritto per cui si può essere assolti a reato commesso

Sempre che ve la sentiate di regalare una ennesima assoluzione al premier, sia chiaro.

PS: Il Tg1 non poteva essere da meno: “dopo l’assoluzione dell’avvocato Mills [...]“, “il giorno dopo la sentenza di assoluzione [...]“.