Sul caso del Tg1 che “assolve” Mills, e sulla conseguente presa di posizione dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, si esprime anche Il Giornale. Così:
Dunque, tutto questo fuoco di sbarramento riguarda solo e soltanto un titolo, necessariamente sintetico, in cui la parola prescrizione – ma quanti italiani la conoscono? - è stata sostituita da quella, in effetti più benevola nei confronti del premier, di assoluzione.
Un capolavoro logico-concettuale, in cui in poche righe si afferma
- che in nome della sintesi si può sacrificare l’accuratezza al punto di confondere il vero e il falso – e che dunque in un titolo si può scrivere qualunque cosa
- che la verità, se è troppo “difficile” per l’italiano medio (la parola “prescrizione”), va sostituita con una menzogna ma di dominio pubblico (“assoluzione”)
- che protagonista della vicenda sia sempre e solo Silvio Berlusconi, quando qui si parla di una sentenza che riguarda David Mills.
La vicenda scatena anche la competenza argomentativa di Daniele Capezzone:
Ci saremmo aspettati verso il nuovo Tg1 un riconoscimento degli eccellenti risultati di ascolto. Invece siamo alle solite, stucchevoli polemiche. Ma il giudizio dei telespettatori è certamente più importante rispetto a quello di chi sembra muoversi secondo vecchi pregiudizi e logiche di appartenenza.
E certo, Capezzone: la differenza tra un reato commesso ma prescritto e un non reato è proprio ciò che di solito sta dietro a una “stucchevole polemica”. Infatti la politica di solito se ne tiene alla larga, e preferisce discutere ad esempio se Morgan debba andare o meno a Sanremo. Quello sì che è un dibattito costruttivo.
Ma il passaggio preoccupante è il successivo, in cui si afferma in buona sostanza che l’esattezza dell’informazione è al servizio dell’auditel, che la verità dipende dai dati di ascolto e che se a dire le bugie si fanno più telespettatori allora ben vengano le bugie. Opporsi a questa delirante ipotesi significa “muoversi secondo vecchi pregiudizi e logiche di appartenenza” (un concetto che, come sappiamo, per Capezzone non significa nulla). No, Capezzone: opporsi significa impedire che la dignità di una intera categoria professionale venga asservita ai dettami del populismo più bieco. Quello che travisa la realtà per un pugno di voti, e che premia chi se ne renda colpevole.
Io non voglio una informazione che faccia di queste “scivolate“, e quasi centomila cittadini indignati la pensano come me. Non faremo chissà che share, ma è un segnale che dovresti considerare la prossima volta che siederai sulla tua comoda, meritatissima poltrona.

ormai siamo allo sclero, no comment sulle dichiarazioni riportare, è meglio che non mi esprima
Io nel mio piccolo non ho la tv, non pago il canone e boicotto la tv quanto più possibile… certo non si può generalizzare… ma pensare che l’appiattimento cerebrale dei miei connazionali è legato principalmente alle trasmissioni tv… beh, certo non mi fa indugiare molto… E comunque vedere gente del calibro di Capezzone, Borghezio, Gasparri e compagnia bella (magari proprio all’ora di cena) mi fa venire i conati di vomito…
Che schifo…
“la parola prescrizione – ma quanti italiani la conoscono?”
Pochi, per colpa vostra!
Parla capezzone, ma stai zitto,
ti sei venduto!
ovvio che difendi i servi del tuo padrone!
ma scusate ma chi da il diritto a capezzone e Il giornale di assolvere !?!?
io sono un telespettatore e condanno il tg1 !!!
Oramai siamo alla frutta. Una bella risoluzione ONU contro il regime italiano? Non siamo buoni a governarci da soli.
..i servi per necessità fanno pena, i servi per vocazione e per scelta fanno schifo…
Pingback: Per una giusta causa |
Ma PERCHE’ CI OSTINIAMO A GUARDARE IL TG1? E’ APPENA UN GRADINO MEGLIO DEL TG4 DI FEDE: SONO VISCERALMENTE SCHIERATI PRO BERLUSCONI! Se all’ ora di cena c’è il Tg1 o cenare prima e seguire il TG3 (alle 19) oppure seguire il Tg de La7 alle 20.