Ma il “Cavaliere tecnologico” passerà mai dalle chiacchiere ai fatti?

Tra le righe del messaggio odierno ai Promotori della Libertà, Silvio Berlusconi veste i panni del “Cavaliere tecnologico”:

“Non si può rivoluzionare la politica facendo marcia indietro dal computer, dagli iPhone e dai blackberry all’abbecedario di vecchia scuola”.

Visto che lui, il “Cavaliere tecnologico”, non fa “chiacchiere estive” ma fatti, immagino ciò significhi investimenti in banda larga, leggi che tutelino la libertà di espressione in Rete anche e soprattutto per quanto riguarda il dissenso politico e incoraggiamento della capacità del tessuto imprenditoriale di sfruttare l’information communication technology per scalzare l’Italia da quel ventisettesimo posto affibbiatoci dall’Economist Intelligence Unit un paio di mesi fa quanto a sviluppo digitale. Perdendo una posizione rispetto all’anno scorso, piazzandosi molto indietro rispetto non solo ai paesi scandinavi ma anche a Gran Bretagna (quattordicesima), Germania (diciassettesima), Francia (ventesima) e Spagna (ventiquattresima). E ottenendo risultati deludenti quanto a connettività (6.92 su 10) e government policy and vision (6.55).

Finora si è parlato piuttosto di fondi promessi e negati, di obblighi burocratici, di reati creati ad hoc per Internet, di filtri e permessi. Restiamo fiduciosi, perché come dice il responsabile Internet del PDL Antonio Palmieri, Berlusconi “col pc non va d’accordo… ma presto si appassiona di tutto, però“. Finora si è appassionato soprattutto alla propaganda 2.0 (quella che il Giornale chiamaesplorare la frontiera I-Pad” – sic). Domani passiamo dalle chiacchiere ai fatti, Cavaliere?

Il “filtro anti-Dio” e il diritto di deridere.

Secondo il Corriere, “l’ultima follia corre sul Web”. Di che si tratta questa volta? Di un “filtro anti-Dio”, scaricabile dal sito Godblock.com e che, spiega Marco Ventura, “una volta installato, cercherà in ogni pagina internet che stai per aprire parole legate a testi sacri, fedi, culti, santi. Se la pagina è pulita, se non contiene Dio, essa ti si aprirà regolarmente. Se viceversa è “infettata” da Dio, sarà automaticamente bloccata“. O almeno così dovrebbe funzionare, dato che il filtro, nonostante se ne parli da un paio di mesi, non esiste. Provando a scaricarlo, infatti, si ottiene questo messaggio: “Siamo spiacenti, Godblock non è ancora pronto”.

Poco importa“, per il giornalista del Corriere: ciò che conta è l’idea su cui l’intera operazione si basa. E cioè “che la religione vada isolata, confinata. Che l’ignoranza di Dio faccia bene”. Insomma, non una separazione “tra chi crede e chi non crede”, ma “tra chi sa e chi non sa“. Conclusione? “Il filtro blocca-Dio offende chi crede” ma “soprattutto minaccia chi è convinto dell’importanza di studiare, capire, approfondire, criticare la religione”.

Può darsi. E quindi? Tralasciamo che il filtro al momento non sia che un’idea lanciata per infiammare “anime belle” come quella di Ventura. E che sia scaricabile da chi lo sceglie liberamente, e non imposto dallo Stato (immagino la replica: i bambini si troverebbero a subirlo. Ma allora non vale forse l’argomento della reciprocità? Non sono forse stati costretti, quei bambini, a subire gli insegnamenti cattolici, e a subire l’ignoranza di tutte le altre religioni nella loro formazione?). Ciò che realmente sorprende di una tale presa di posizione è altro. E’ singolare infatti che in via Solferino ci si stracci le vesti per un filtro ancora inesistente e si accettino supinamente proposte di legge (il D’Alia, il Lauro, lo stesso comma 29 del ddl intercettazioni) e leggi vere e proprie (i decreti Romani e Pisanu, ad esempio) che la libertà di “studiare, capire, approfondire, criticare” la limitano per davvero, e non solo in campo religioso. La libertà di espressione va difesa soltanto quando di mezzo ci sia la difesa di Dio? I credenti offesi quanto alla loro fede meritano più considerazione di quelli offesi perché rischiano di non potersi più esprimere liberamente, perché devono sottostare a lacci burocratici inediti per una democrazia occidentale per accedere a Internet da un luogo pubblico o aprire una WebTv?

Ecco, è questa capacità di indignarsi a intermittenza che offende. Non solo i credenti, ma chiunque eserciti il buonsenso. Certo, questo non significa che un filtro sia di per sé una bella cosa. Ma c’è una differenza sostanziale tra uno che si applica per scelta e uno che si è costretti ad applicare. Utilizzare Godblock o chi per lui ricadrebbe nella discrezionalità del genitore. Proprio come decidere se consentire al figlio di guardare un film col bollino rosso, o giocare a un videogame ritenuto “diseducativo”. E poi non dimentichiamo che in alcuni paesi l’integralismo religioso è realmente pericoloso. Anche quello cristiano, non solo quello di matrice islamica di cui sappiamo tutto. Si pensi al creazionismo dilagante, ad esempio, agli anti-abortisti che uccidono i medici abortisti, o a tutte quelle follie ben descritte nel documentario Religulous di Bill Maher. Forse contestualizzando si comprende un po’ più a fondo l’odio per il sacro – o per certe sue deviazioni – da parte di alcuni.

Più in generale, commenti come quello di Ventura sono una spia. Un segnale tra i tanti di un Paese incapace di distinguere le battaglie di civilità da ciò che andrebbe invece affrontato con distacco e una sana dose di ironia. In questi giorni ho guardato diversi spettacoli di Bill Hicks, il comico morto poco più che trentenne di cancro al pancreas dopo una vita di abusi. L’ho visto sul palco sostenere, con un sorriso beffardo sulle labbra, che la droga fa bene, deridere i non fumatori con una sigaretta accesa tra le dita, farsi beffe del moralismo ipocrita e delle contraddizioni di certo fondamentalismo religioso. Un cinismo disperato e splendido, un genio folgorante che oggi in Italia ci è negato, immersi come siamo nel perbenismo, nella logica del vietare tutto tranne ciò che ci è gentilmente concesso e del “chi dissente paga”.

Caro Ventura, anche di un bell’editoriale in difesa del nostro diritto di deridere ci sarebbe bisogno. Deridere tutto, anche il sacro. E’ un esercizio salutare, e aiuta a togliersi dagli occhi quell’impressione brutta di decadenza che ci resta, e non certo per colpa dell’ultima follia del Web, dopo aver letto pezzi come il suo. Troppo duro? Come dice Hicks, “Then forgive me“.

Dilemmi.

Alessandro Sallusti, vicedirettore de Il Giornale:

“Siamo poi così sicuri che Berlusconi non intraveda un futuro anche prossimo dove una differenza tra Lega e PDL non esiste neanche più?”

Leonardo Boriani, direttore responsabile de La Padania:

“E se Bossi e la Lega andassero all’opposizione?”

E questi sono gli alleati fedeli. O meglio, gli opinionisti più fedeli degli alleati fedeli. Così, per capire quanta confusione regna sotto il sole. Anche tra loro.

Il “Governo del fare” su iPhone e iPad. Ma Facebook?

Da oggi – in realtà dall’11 agosto – i risultati dei primi due anni di governo sono su iPhone e iPad, a portata di tocco e gratuitamente. Sai mai che durante un viaggio in metropolitana o una coda in posta ci si renda conto che i servizi del Tg1 non erano abbastanza.

Ora manca solo la pagina Facebook ufficiale annunciataentro 30 giorni” il 14 maggio: che fine ha fatto? Non è che la tecnologia va benissimo, magari se è pure cool meglio ancora, ma solo finché non ci sia un reale scambio di opinioni? Lì, ad esempio, qualcuno potrebbe obiettare che forse l’emergenza rifiuti non è stata “risolta” (e “in soli 58 giorni”). Chissà, forse il Premier non è ancora pronto a “dialogare con tutti” sul social network che ospita oltre 16 milioni e mezzo di italiani – la stragrande maggioranza dei quali potenziali elettori. Forse pensa che le campagne elettorali si possano vincere con megafoni e manifesti. In televisoine, per strada e ora anche su Apple Store.

Gli utenti hanno finora espresso 65 valutazioni, per una media di tre stelle su cinque. Tra i commenti pochi pareri tecnici e molta usuale battaglia tra berlusconiani e antiberlusconiani: “neanche Stalin sarebbe riuscito in una app così“, “Berlusconi c’ha i capelli disegnati con la matita”, “io l’ho scaricata e ho inquinato il mio iPad” – da una parte. “Almeno ho sempre con me gli strumenti per ribattere alle solite calunnie disinformate dei sinistri“, “ottima, destinata a tutti quelli che riescono a valutare serenamente questo Governo” dall’altra. Anche se quelli della prima specie sono in maggioranza.

Quanto ai contenuti, si può fare di meglio, caro “Governo del fare”. Va bene che le application gratuite sono un nuovo e interessante strumento di propaganda. Però non è pensabile che questa

sia l’idea di “dire la tua opinione e dare i tuoi suggerimenti” nel 2010.

Sovranità impopolare.

Mentre per tenere a bada gli umori dei rispettivi elettorati tra Lega e UDC volano gli stracci (“trafficante in banche e quote latte!”, “stronzo!”) pare proseguire sottotraccia – e nemmeno troppo – il percorso di riavvicinamento tra la maggioranza e il partito di Casini inaugurato nella famosa cena a casa Vespa. Se l’operazione andrà in porto o meno non è dato sapere – ogni giorno si legge tutto e il contrario di tutto – tuttavia una domanda è lecita: ma gli elettori dil PDL e Lega non avevano votato per una coalizione con “Berlusconi Presidente” e l’UDC all’opposizione e, viceversa, quelli dell’UDC contro “Berlusconi Presidente”? Gli alfieri della “sovranità popolare” a ogni costo – guarda caso in massima parte appartenenti a PDL, Lega e UDC – non hanno niente da ridire? In questo caso nessunattentato alla democrazia“?

A quanto pare siamo di fronte all’ennesimo caso in cui al principio si sostituisce la “prassi“. Ovvero: la volontà degli elettori va rispettata. Quando ci comoda.