I «disturbi ghiandolari» di Elizabeth Dibble, la «signora in sovrappeso».

Marcello Veneziani, su Il Giornale di oggi:


Attacca il Cavaliere, e sarai attaccato. Digli che è «fisicamente debole», e sarai deriso per il tuo aspetto fisico. Questa sì che è cultura, Marcello.

Wikileaks, il giornalismo e i blog.

Uno dei tanti aspetti che si dovranno analizzare con calma, quando la «tempesta sul mondo» (cit.) di Wikileaks si sarà placata, è quanto avrà assottigliato il confine tra le regole del giornalismo tradizionale e quelle del blogging. Un esempio su tutti è il modo in cui La Stampa ha deciso di diffondere l’articolo del New York Times che, verso le 19:20 di domenica, aveva fornito un primo riassunto dei documenti del cablegate. Cioè offrendo una «traduzione a braccio» di Anna Masera, una giornalista “tradizionale” ma molto attenta alle dinamiche della rete. E postando il contenuto del pezzo del quotidiano newyorkese in lingua originale, per poi sostituirlo con la sua versione in italiano (più o meno di senso compiuto) a mano a mano che veniva tradotto.

La traduzione a braccio...

... e gli esiti della traduzione a braccio.

Più in generale, per una volta non c’è stato niente che un giornalista professionista, in una redazione vera e propria, potesse sapere più di un qualunque blogger: i documenti erano tutti lì, disponibili per l’uno e per l’altro. Senza fonti di accesso privilegiate. Senza agenzie che facessero il “lavoro sporco” al proprio posto. Giornalisti e blogger si sono trovati tutti in prima fila a descrivere e commentare ciò che tutto il mondo stava descrivendo e commentando.

Certo, passato il caos sono rientrate le consuete gerarchie: Repubblica.it, ad esempio, in poche ore è riuscito ad assemblare un commento scritto e uno video, una galleria fotografica e una interpretazione di come i files siano stati trafugati. I professionisti hanno potuto mettere in campo la loro professionalità, inquadrando ciò che stavano leggendo nello scenario geopolitico. E, grazie al lavoro di squadra tipico delle redazioni, approfondire tutti gli aspetti rilevanti della vicenda, separando le novità dalle conferme, le notizie dalle curiosità. Il blogger, invece, ha ricominciato a inseguire i professionisti, andare sui siti delle grandi testate per orientarsi in un mondo diventato ormai troppo vasto per le sue sole forze.

Quindi io non so se, come scrive (immagino provocatoriamente) Luca Sofri, I blog hanno vinto. Quel che è certo è che, per un breve momento, hanno potuto sentirsi in una redazione grande quanto il mondo, e far parte di una marea di informazione che ha travolto indistintamente loro e i più navigati professionisti. Forse, in quel momento, hanno provato l’ebbrezza di sentirsi sulla cresta dell’onda, sul campo, inviati nel bel mezzo dell’azione. E gli altri, i professionisti, hanno capito che forse in certe situazioni è lecito bloggare, anche fuori dai confini di un blog. Oltre a cosa si prova a essere come tutti gli altri, tra gli inseguitori.

Poi la marea si è ritirata, e tutto è tornato al suo posto. O forse no.

(Grazie a Pazzo per Repubblica e a Luca Sofri: senza i loro post mi sarei dimenticato di aver salvato quelle immagini, e questo post non sarebbe esistito)

Internet sia un diritto costituzionale.

All’Internet Governance Forum di Roma è stata lanciata, per bocca di Stefano Rodotà, la proposta di fare di internet un diritto costituzionale. Aggiungendo alla Costituzione il seguente articolo:

Articolo 21-bis
Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate, e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.

La petizione, per chi fosse d’accordo, si può firmare qui. L’idea è di provocare un dibattito sul tema, che porti ad apportare miglioramenti alla proposta e la renda concreta.

Ogni suggerimento è benvenuto.

 

Wikileaks: i documenti sull’Italia (live blogging).

[Fonte: The Guardian]

19:50 – Le prime rivelazioni dai file di Wikileaks che stanno facendo tremare il mondo:

Una alleanza curiosa: I diplomatici statunitensi a Roma hanno annotato nel 2009 ciò che i loro contatti italiani hanno descritto come una relazione straordinariamente stretta tra Vladimir Putin, primo ministro russo, e Silvio Berlusconi, primo ministro italiano e magnate degli affari, inclusi «sontuosi regali», contratti energetici vantaggiosi e un «umbratile» mediatore italiano che si esprime in lingua russa. Hanno scritto che Berlusconi «sembra sempre più il portavoce di Putin» in Europa.

(Fonte: New York Times)

19:58 – Nel pomeriggio era stata diffusa la copertina del numero di Der Spiegel, in uscita ufficialmente domani, con una ricognizione di alcuni dei temi contenuti nei documenti. C’è una foto di Berlusconi con la scritta: «Festini selvaggi».

 

20:05 – Qualche dettaglio ulteriore da El Pais:

È in evidenza, per esempio, il sospetto americano che la politica russa sia nelle mani di Valdimir Putin, giudicato un politico di stampo autoritario, il cui stile macista gli consente di collegarsi perfettamente con Silvio Berlusconi. Del Primo ministro italiano si descrivono le «feste selvagge» e si espone la profonda sfiducia che suscita a Washington.

20:15 – The Guardian rivela un giudizio non proprio gentile sul premier del diplomatico statunitense Elizabeth Dibble:

Il Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi è stato «incapace, vanitoso e inefficace come moderno leader europeo», secondo Elizabeth Dibble, incaricato d’affari americano a Roma. Un altro rapporto da ha registrato il punto di vista per cui Berlusconi sarebbe un leader «politicamente e fisicamente debole» la cui «propensione per tirare tardi la notte e festeggiare a tutto spiano (partying hard) significa che non riposi abbastanza».

21:29 – Nei documenti diffusi da The Guardian c’è anche un incontro tra il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e il segretario della Difesa statunitense Robert Gates in cui si discute la strategia militare in Afghanistan e si valutano i rischi di una guerra derivanti dalla proliferazione nucleare in Iran.

21:51 – Twitter Stats. Ecco il trend dell’hashtag #wikileaks nelle ultime 24 ore secondo Trendistic:

Alle 21 l’argomento riguardava il 2,19% dei tweets in tutto il mondo.
In Italia l’hashtah #cablegate è tra i trending topics di Twitter, insieme a #arcore e #nadia macrì.

L’hashtag #cablegate è trending anche a livello globale con lo 0,37% dei tweets di tutto il mondo. Strano dunque che #wikileaks non lo sia, nonostante la sua diffusione sia sette volte superiore.

Update. Secondo alcuni utenti, non è strano: semplicemente uno username (Wikileaks) non potrebbe essere trending. Per cui Wikileaks «sta chiedendo» agli utenti di Twitter di usare #cablegate.

22:45 – Massimo Razzi su Repubblica.it propone una analisi a caldo dell’evento:

La data del 28 novembre 2010 sarà ricordata come il giorno in cui tutto o quasi si spostò, si svolse, si evolse e venne raccontata su internet o, quantomeno, a partire da internet.

Pensate: in nessun giornale del mondo si è posta oggi l’annosa questione: “Lo diamo prima sulla carta o sul web?”. Tutti, da Der Spiegel al New York Times, al Pais, a Le Monde, hanno cominciato dal sito, proseguiranno sulla carta e andranno avanti utilizzando i due mezzi come un tutt’uno: un unico medium su piattaforme diverse fatto di approfondimento, di sintesi e attraversato da una serie di questioni qualitative e quantitative che possono davvero portarci a dire che qualcosa di profondamente innovativo è successo.

23:23 – Der Spiegel:

Il Segretario di Stato [Hillary] Clinton chiede ai suoi ambasciatori a Mosca e Roma di informarla se siano fondate le voci che il presidente italiano Silvio Berlusconi e Vladimir Putin abbiano legami d’affari privati oltre alla loro stretta amicizia  - voci che entrambi hanno negato con veemenza.

23:34 – La reazione di Berlusconi secondo l’Ansa:

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, secondo quanto si è appreso da fonti autorevoli, quando gli è stato riferito il contenuto delle rivelazioni diffuse dal sito di Wikileaks sull’Italia, si è fatto una risata.

00:16 – Mentre fa il giro del mondo la frase di Frattini, secondo cui saremmo di fronte all’«undici settembre della diplomazia mondiale», in America il repubblicano Pete King va perfino oltre:

È peggio di un attacco fisico agli americani, peggio di un attacco militare.

00:39 – Il riassunto di Lettera43 dell’impatto della pubblicazione sulle relazioni tra USA e altri paesi.

01:17 – Arturo di Corinto spiega come sia stato possibile trafugare i documenti:

[...] per capire quello che è accaduto e immaginare cosa accadrà in seguito, bisogna pensare che questa imponente fuga di notizie è il risultato di una miscela di fatti concomitanti, leggerezza, difese deboli, attori con pochi scrupoli pronti a sfruttare la situazione a proprio vantaggio.

11:22 – Intervista del Corriere della Sera al ministro Ignazio La Russa. Questi i risultati:

E all’intervistatore, che afferma – più che chiedergli – che questi «gossip» testimonino che «l’immagine del presidente Berlusconi, all’estero, non è così positiva», risponde:

Non accetto questo tipo di lettura perché è di chi guarda le cose attraverso il buco della serratura. E trasuda provincialismo.

11:36 – Alessandro Gilioli su Piovono Rane prova a spiegare come mai gli italiani «in gran parte ridacchiano» proprio come Berlusconi:

Vent’anni fa un evento di questo tipo – la diplomazia del più importante alleato che sega così brutalmente un nostro premier – avrebbe scatenato il putiferio. Ma noi nel frattempo abbiamo avuto Fede e Minzolini, i cieli azzurri di cartone, Meno male che Silvio c’è, il predellino, le corna, Noemi, Ruby e la Macrì, il gesto del mitra con l’assassino Vladmir, il cucù alla Merkel, Previti e Dell’Utri, le leggi ad personam, l’editto bulgaro, il baciamano a Gheddafi e tutto il resto: quasi inevitabile che si faccia spallucce.

11:48 – Il sito del Tg1 tra l’appoggio alla visione “gossippara” di La Russa e il catastrofismo di Gianni Letta e Frattini:

Svelato dunque il piano di Julian Assange: «distruggere il mondo».

Allo stesso tempo, Frattini, minimizza: «I rapporti riservati degli ambasciatori non rappresentano la policy di un paese».

11:58 – Forse sarebbe il caso i ministri italiani si mettano d’accordo. Davvero Assange è tanto stupido da pensare di «distruggere il mondo» armato solo di «gossip scadente»?

12:54 – Juan Carlos De Martin su La Stampa:

Dopo un primo entusiasmo a favore di una totale trasparenza, in realtà oggi si sta affermando la consapevolezza che l’apertura è sì un principio ordinatore essenziale a tutela di una democrazia sana, ma da temperare secondo l’etica della responsabilità, ovvero tenendo in conto le conseguenze della trasparenza. Se riusciremo a superare sia la resistenza degli apparati che preferiscono quasi costitutivamente l’opacità perché garantisce spazi di manovra, sia l’acritico entusiasmo della trasparenza assoluta, avremo capito meglio un aspetto essenziale della democrazia cogliendo allo stesso tempo i benefici della Rete.

13:19 – La “guida minima ragionata” del Post.

16:00 – Intervengono anche Daniele Capezzone e Silvio Berlusconi. Il primo parla di uno «tragico spot alle dittature»:

L’irresponsabile Assange e svariati altri maoisti digitali forse neppure se ne rendono conto. Ma la loro opera è un tragico spot a favore delle dittature (che non corrono i “rischi” dell’informazione, del libero dibattito, del confronto con l’opinione pubblica) e contro le democrazie occidentali, che invece si fanno carico di questi necessari onori e oneri di un sistema liberale e aperto.

Il secondo, Berlusconi, che evidentemente ha finito di ridere, sostiene quanto divulgato dai «giornali di sinistra» sia «tutto falso» e che c’è semmai da chiedersi «chi paghi le ragazze per mentire».

19:26 – Time fa la “Top 5″ degli insulti contenuti nei documenti diffusi da Wikileaks. Nonostante Berlusconi non vi rientri, la foto di apertura è dedicata a lui:

Come a dire: «strano, vero?»

10:48 – Massimo Gaggi, sul Corriere, intervista Sidney Blumenthal, consigliere di Bill Clinton e braccio destro di Hillary Clinton. Che afferma: «Si sapeva che Silvio Berlusconi viene considerato un leader inaffidabile e incapace». Al che Gaggi chiede lumi:

Piove, complotto ladro.

Ieri il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha diramato un comunicato in cui si parlava di una «strategia per colpire l’Italia». In sostanza, non si tratterebbe di un «complotto» contro il nostro Paese, come precisato in seguito dal ministro, orchestrato da una qualche «regia» o da un «grande vecchio», «però un disegno c’è». E comprende le indagini su Finmeccanica e il crollo di Pompei, l’emergenza rifiuti a Napoli e le rivelazioni di Wikileaks.

Di chi? Quali soggetti sarebbero coinvolti? Frattini non si sbilancia, e preferisce non specificare. Così l’accusa diventa un più generico e già sentito attacco a una «combinazione di informazioni inesatte, enfatizzazione mediatica, fattori negativi per l’Italia». Insomma: piove, non-governo ladro.

E infatti sui giornali il tono con cui viene riportata la notizia svaria dall’incuriosito all’incredulo, passando per il sarcastico. Massimo Gramellini su La Stampa, ad esempio, scrive: «Non ce n’eravamo accorti, ma è in atto un complotto mondiale contro l’Italia. [...] E pensare che era lì, sotto gli occhi di tutti». Perfino il moderatissimo Massimo Franco, del Corriere della Sera, si sporge dalla balaustra e azzarda: «Non si può sfuggire all’impressione che in un momento delicato, col centrodestra in bilico, Palazzo Chigi abbia messo insieme cose molto diverse per togliersi il peso di qualche responsabilità e scaricarla all’esterno». Ma è solo un’impressione, sia chiaro: potrebbe anche, al contrario, esserci una stessa mano che sparge i rifiuti, fa crollare Pompei, distribuisce files segreti e comanda alla magistratura (ah, gli anti-italiani) di indagare se ci sono sospetti di corruzione.

Chi invece ha preso la cosa terribilmente sul serio sono, al solito, Libero e Il Giornale. Il primo riesce nel capolavoro di costruire un titolo («Complottone Anti-Italia») che smentisce il contenuto dell’articolo.

Che sostiene che «più che internazionale sia nazionale quello che sta avvenendo». In sostanza, tutta colpa di Bersani e Fini, che stanno «facendo il tifo perché l’Italia cada in ginocchio», o perché a Pompei «venisse giù qualche altra antica casa». Non proprio un complotto, quanto i cinguettii di uccelli del malaugurio. Un po’ poco per un’apertura così forte. Franco Bechis forse se ne rende conto, e allora decide di tenere il botto per il finale:  Bersani e Fini sarebbero i «padri» della «tempesta» sui mercati finanziari, perché alimentano da mesi l’instabilità italiana. «Loro non sono la medicina, sono la malattia».

Ma è il Giornale ad aver sposato interamente la versione integralista del pensiero di Frattini. Nell’editoriale, «Attacco all’Italia», Alessandro Sallusti scrive che dentro e fuori il nostro Paese «la parola d’ordine» è «destabilizzare: in chiave antiberlusconiana ma forse non soltanto». E, dopo aver passato in rassegna quelle che definisce «bugie» che risponderebbero alla trama del discredito, conclude: «Non credo sia assurdo sostenere che l’antiberlusconismo italiano si stia saldando con poteri oltreconfine. Non sarà un disegno organico ma certamente è in corso un tentativo di suicidio nazionale premeditato». Peccato che a quest’ultima “certezza” non corrispondano nomi e cognomi degli imputati. Che ne dici, Sallusti, rimediamo?