La censura in rete è un problema: perché non ne parliamo?

Proprio mentre finivo di stendere questo articolo su una nuova legge-bavaglio per blog e giornali online in Arabia Saudita, Marco mi ha segnalato un eccellente post di Antonio Lupetti, un po’ datato ma ancora valido e aggiornato. Che ricorda come secondo i più recenti dati disponibili di OpenNet Initiative e Reporters Without Borders, all’alba del 2011 circa 1,72 miliardi di persone nel mondo subiscano una forma di censura «sostanziale» o «pervasiva» in rete. Cioè, a livello globale, un individuo su quattro.

Fonte: Woorkup.com

Questa la distribuzione per paesi, in milioni di unità (miliardi per la Cina):

Fonte: Woorkup.com

Nonostante la portata del problema, e nonostante l’ondata di discussioni suscitata da Wikileaks, la necessità di difendere la libera espressione del pensiero in rete non si inserisce nel dibattito pubblico. Invece i temi di discussione non mancherebbero. Qualche esempio tratto dalla cronaca degli ultimi giorni:

  • Nel comune di Venezia Internet sarà a giorni considerato «un’infrastruttura essenziale per l’esercizio dei diritti di cittadinanza». Un esempio da seguire o, almeno, menzionare?
  • Il ministro francese della cultura, Eric Besson, ha detto oggi che «le informazioni che sono state fornite da Wikileaks sono state rubate, piratate» e dunque «nel momento in cui si diffondono si diventa complici di un’attività criminale». Per questo si è detto favorevole al divieto di ospitare Wikileaks su server francesi. Nessuno ha da ridire?
  • Il collettivo Anonymous ha lanciato un attacco Ddos contro il governo tunisino in segno di protesta contro la sua politica censoria nei confronti dei web-dissidenti (leggi la lettera di Anonymous ai giornalisti in italiano). Riuscendo a far saltare temporaneamente l’accesso a diversi siti governativi. Tuttavia, contrariamente a quanto avvenuto nei casi di Amazon, Paypal e Mastercard, i principali media occidentali non hanno coperto l’evento. Perché? Che significa? E soprattutto: è un esercizio di libertà o un’infrazione?
  • Sul piatto, poi, ci sarebbe l’agenda digitale per l’Italia del 2011 di cui abbiamo parlato poco tempo fa. Vi piace o no? Dobbiamo inserirci la difesa della libera espressione in rete oppure no?

Perché non proviamo a parlarne, soprattutto ora che la politica è in una tragicomica fase di stallo?

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2 thoughts on “La censura in rete è un problema: perché non ne parliamo?

  1. a prescindere di quale partito e un personaggio politico a il dovere di rispettare la carika rikopre!e nn fare decreti per evitare processi!!ps:guardate i procedimenti penali pe questo…signore.risalgono a prima di essere premier!forse nn e questione di golpe ne di magistrati rossi,ma…di….giustizia!anke per andreotti e krakzi erano magistrati di sinistra?

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