Non usare il nome di WikiLeaks invano.

Non è bastato leggere incredibili paragoni tra Julian Assange e Spidertruman. Ora l’espressione «WikiLeaks all’italiana» viene impiegata per l’hackeraggio del Cnaipic da parte di un gruppo legato ad Anonymous:


Può sembrare un dettaglio, ma non lo è. Prima di tutto perché WikiLeaks non hackera alcun documento: si limita a pubblicare il materiale fornito in modo anonimo dalle proprie fonti.

In secondo luogo perché Anonymous e, soprattutto, LulzSec, già nel recente passato hanno pubblicato documenti sensibili (codici fiscali, password, numeri di telefono e altri dati personali) che non avrebbero mai passato il vaglio di WikiLeaks.

La differenza, anche dal punto di vista giuridico, è sostanziale: il primo è un crimine, il secondo attività giornalistica.

Non c’è nessuno «stile WikiLeaks», dunque, nel gesto del «gruppo di hacker che ha violato il cervello delle investigazioni informatiche italiane». Confondere le acque per un titolo a effetto è pericoloso, perché rischia di sfumare la distinzione. E non giova alla causa, sempre più bistrattata, di Assange e WikiLeaks. Oltre che a quella della buona informazione.

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