Contro la crisi Gomez propone un “contributo di solidarietà”. Bene, ma con due domande.

Sul Fatto Quotidiano di oggi, Peter Gomez ipotizza una alternativa a quella che definisce la “macelleria sociale” predisposta da Tremonti.

Esiste un’alternativa a questo massacro? Si può evitare di andare a colpire ancora una volta quelli che il loro dovere col fisco lo hanno sempre fatto? Sì, si può. L’alternativa esiste. Ed è il contributo di solidarietà.

Di che si tratta? Gomez è chiaro al riguardo: 5 miliardi di euro proverrebbero dalla ritassazione dei patrimoni nascosti all’estero e regolarizzati, versandone il 5% all’erario pubblico, grazie al recente scudo fiscale: “perché non rivolgersi a chi ha scudato i propri capitali chiedendo loro di versare un altro cinque per cento?“.

Altri 10, poi, verrebbero da un “contributo di solidarietà sui grandi patrimoni familiari“:

L’idea è che il prelievo scatti solo a carico di chi possiede immobili, terreni, liquidi e titoli per più di 5 milioni di euro. Fatti due conti si scopre così che basterebbe un intervento del 3 per mille per far incamerare alo Stato 10 miliardi.

Una misura impopolare? Gomez si dice sicuro di no, dato che riguarderebbe “solo una minima parte della popolazione” e che, in ogni caso, il 3 per mille di 5 milioni equivale a 15 mila euro - una cifra che difficilmente intaccherebbe il tenore di vita di questi contribuenti.

Le questioni sollevate dalla proposta sono, a mio avviso, due. Alla prima risponde mirabilmente lo stesso Gomez: ma come, lo Stato prima concede un condono e poi se lo rimangia? Come può rimangiarsi la parola, e dopo solo pochi mesi? “Semplice, lo fa. Esattamente come lo farà con gli insegnanti, i dipendenti pubblici, gli enti locali e tutti coloro i quali fino a ieri pensavano di aver maturato dei diritti che invece oggi, per far fronte alla crisi, verranno loro negati”. In sostanza: certo, uno Stato bugiardo non piace a nessuno, ma visto che bugiardo lo è comunque, e che a pagare sono le classi meno agiate, non si vede perché – conclude l’ipotetico ragionamento di Gomez – non dovrebbero pagarne le conseguenze anche i più ricchi.

La seconda è, invece, più impegnativa: è giusto che uno Stato, anche in un periodo di grave crisi, metta le mani nei patrimoni dei suoi cittadini, anche se si tratta dei più ricchi? La domanda non è, come vorrebbe Gomez, se tale misura sia impopolare o meno, ma se sia lecita, soprattutto da parte di uno Stato che non ha esattamente quello che si potrebbe definire un profilo di correttezza e credibilità consolidato. Certo, si tratta di una extrema ratio, di una imposizione una tantum, ma chi potrebbe garantire che, una volta instaurato il precedente, a qualcuno nelle stanze del potere non venga in mente che prelevare capitali qua e là sia più comodo che fare riforme strutturali e ragionamenti di lungo termine?

In definitiva, l’idea di risanamento di Gomez mi piace di sicuro più di quella di Tremonti, e ha inoltre il pregio di essere immediatamente pratica. Tuttavia mi lascia con due domande, a cui al momento non ho risposta: è giusto che uno Stato imponga una solidarietà sociale di questo tipo? E ancora: siamo proprio sicuri che non ci siano alternative altrettanto praticabili? Ad esempio, una che quei dieci miliardi li recuperi dall’evasione fiscale, e non da patrimoni personali.

Chi ha suggerimenti si faccia avanti.

In Veneto è la Lega il partito dei lavoratori.


Secondo una indagine del politologo Paolo Feltrin, in Veneto “il 47,6% degli operai e il 42,7% dei disoccupati vota stabilmente” per la Lega Nord, così come “un terzo degli addetti al pubblico impiego“. Il picco è nel Trevigiano: “almeno il 60% degli operai vota padano”. “Fuori gioco completamente il Pd – commenta La Tribuna di Treviso – nemmeno operai e disoccupati scelgono più il partito di Bersani, se non in minima parte (il 14%)”.

Il neo-governatore Luca Zaia, eletto con il 60,15% delle preferenze, gongola: “la Lega è il nuovo partito laburista. Il radicamento sul territorio del nostro movimento è il radicamento sui problemi, le esigenze e la vita della gente reale; mi riferisco agli operai, agli agricoltori, agli studenti, insomma alle famiglie normali, quelli che faticano ad arrivare alla fine del mese. La Lega – riporta ancora Il Giornale di Vicenzasi è fatta carico dei problemi non risolti degli operai; abbiamo sostenuto ad esempio che la sopravvivenza e il rilancio del manifatturiero sono strutture imprescindibili dell’offerta politica del nuovo governo regionale. Non potevano gli operai, con la loro cultura, non essersene accorti e non avere scelto di conseguenza”.

Come pensa di replicare il PD? Cosa ha intenzione di fare Gianfranco Fini per sottrarre ai padani la posizione di dominus della coalizione? Che serva un Nick Clegg italiano?

Tiro al bersaglio su Alessandro Profumo.

Milano, Piazza Cordusio (di fronte a Unicredit), qualche momento fa. 

Perché voi della Confederazione Unitaria di Base tirate le freccette ad Alessandro Profumo?

Perché protestiamo contro la chiusura della Novaceta. Di cui sono colpevoli gli attuali proprietari e Banca Unicredit, che sta alle loro spalle. Profumo ne è l’Amministratore Delegato. Ed è un corsaro. Tu sai la differenza tra un pirata e un corsaro?

No.

Solo i secondo rubavano con l’autorizzazione del Re.

Il che spiega la benda. Ma le freccette?

La generazione perduta e l’arte di strisciare.

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In un saggio intitolato L’arte di strisciare, pubblicato postumo nel 1813, il barone Paul H. D. d’Holbach scrive:

I filosofi, che spesso sono di cattivo umore, considerano in verità il mestiere del cortigiano come vile, infame, pari a quello di un avvelenatore. I popoli ingrati non percepiscono la reale portata degli obblighi propri di questi uomini generosi che, pur di garantire il buon umore del Sovrano, si votano alla noia, si sacrificano per i suoi capricci, immolano in suo nome onore, onestà, amor proprio, pudore e rimorsi; ma come fanno quegli ottusi a non rendersi conto del costo di tanti sacrifici? Non pensano al prezzo da pagare per essere un buon cortigiano? Qualunque sia la forza d’animo di cui si è dotati, per quanto la coscienza possa esserci corazzata con l’abitudine a disprezzare la virtù e calpestare l’onestà, per gli uomini ordinari resta comunque penoso soffocare nel cuore il grido della ragione. Soltanto il cortigiano riesce a tacitare questa voce inopportuna; lui solo è capace di un così nobile sforzo.

Per questo “l’arte di strisciare è senz’altro la più difficile da praticare”. Eppure il “nobile sforzo” riesce a molti, di questi tempi. Si vede che abbiamo la fortuna di essere circondati da grandi uomini. In particolare tra i giornalisti.

Il barone chiude ammonendo:

La Corte non è per niente adatta a quei personaggi alteri, tutti d’un pezzo, incapaci di cedere a capricci, di assecondare fantasmi e nemmeno, se necessario, approvare o favorire crimini che il potere guidica necessari al benessere dello Stato.

Adesso ho capito perché siamo la “generazione perduta“: ci manca la grandezza del cortigiano.

 

Su Ffwebmagazine la mia recensione del nuovo libro di Tito Boeri.

D’accordo, del rapporto tra transessuali, escort, cocaina e politica era importante parlare. Ma adesso sappiamo tutto. Così come degli spostamenti di Rutelli, delle mire di Tremonti e delle zuffe tra giornalisti. 

Sarebbe ora di iniziare a pensare ai problemi reali del Paese. Un buon punto di partenza sono le riflessioni contenute in questo libro

9788817037426

di cui su Farefuturo Web Magazine trovate la mia recensione.

Il messaggio principale? Prendendo le contromisure adatte, la crisi si tramuta in opportunità. 

Da leggere.