Altro che “nuovo cinema finiano”: il film è sempre lo stesso.

Altro che “nuovo cinema finiano“: il film è sempre lo stesso. Da un lato ci sono i buoni, quelli della propria parte politica; dall’altro i cattivi, il vizio incarnato, la summa dei mali del Paese – il nemico. Un copione letto e straletto, recitato questa volta da Marco Giusti de Il Manifesto e estrapolato dal nuovo film di Gabriele Muccino, “Baciami ancora”. In cui “un ex-rasta e, forse, nostalgico della sinistra” chiede a un “borghese romano con problema di sperma lento”: “Magari adesso voti anche Fini?”; risposta: “Perché adesso?”. Apriti cielo: “Abbiamo sentito bene?”, si chiede tra il serio e il faceto il giornalista, “In un film Fandango, anche se prodotto da Medusa, una battuta simile?”. E giù a immaginare le conseguenze di questa presupposta “celebrazione finiana” pagata “coi soldi di Berlusconi”. 

La questione centrale, e meritevole di attenzione, è tuttavia un’altra. E cioè il fatto che lo scambio offra un assist a Giusti per rivelare una concezione manichea degli italiani in cui gli “eroi” di Muccino interpretano il non proprio lodevole stereotipo del colpevole, da subito riferito a un preciso colore politico. Gli ex-trentenni de “L’Ultimo Bacio”, infatti, “non dimostrano nessuna voglia di riscatto morale, di impegno intellettuale, nessuno sforzo per mantenere viva una memoria storica diciamo se non proprio di sinistra, almeno legata a una cultura di sinistra“. Del resto, “tutti hanno Mercedes e borse Prada, ma nessuno legge un libro o dice cose interessanti” e “tutti hanno un disprezzo quasi totale per le donne”. Stoccata finale: “questi maschi annoiati e isterici sono già parte se non proprio della nuova destra finiana, sicuramente dell’attuale borghesia romana, che forse è pure peggio. Non ci sono sogni, non ci sono progetti. La loro memoria, la loro cultura è questa”. 

Ora, se questa fosse l’opinione personale del solo Giusti non varrebbe la pena scriverne. Invece non è così. Lo dimostra, ad esempio, la descrizione caricaturale dell’elettorato di Berlusconi fatta da Curzio Maltese nel suo ultimo libro “La Bolla”, in cui si parla di un insieme di puttanieri, fedifraghi, clericali atei, opportunisti e donne-matrigne. Lo dimostrano le continue banalizzazioni proposte dai quotidiani di entrambi gli schieramenti, secondo cui vi è un esercito di intellettuali “bamboccioni” e slegati dalla realtà da una parte e un cumulo di imprenditori ignoranti e “servi del regime” dall’altra. Lo rivela, infine, lo svilimento della vis polemica (essenziale, in democrazia) a turpiloquio e litigio, nei talk show come nelle chiacchiere tra amici. Se dunque sono davvero “riscatto morale”, “impegno intellettuale” e recupero della “memoria storica” ciò a cui Giusti e noi tutti miriamo, e non meramente valutare il grado di politicizzazione dell’ultimo film di Muccino, è dall’abbattimento di questi steccati (buoni-cattivi, destra-sinistra, liberi-schiavi) che dobbiamo partire: andando oltre le caricature e le facili generalizzazioni, smettendola di vedere pagliuzze e ignorare travi, riferendo da ultimo a ogni gesto una responsabilità individuale, e non di una parte (quella avversa) della collettività. Solo compiendo questo sforzo potremo affrontare le tremende sfide della nostra epoca con la speranza di averne, prima o dopo, ragione.