L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio. Ma è in guerra dal 1993.

“Silvio Berlusconi lamenta una “campagna di odio e di aggressione” che alcuni giornali, gruppo “Espresso-la Repubblica” in testa, ma non escluso il nostro (gruppo “Rizzoli-Corriere della Sera”), starebbero conducendo contro di lui.

Quelli dell’odio e dell’invidia (sua stretta parente) sono motivi ricorrenti in Berlusconi, ribattuti in modo talmente ossessivo da far pensare che siano, in termini psicoanalitici, la sua ombra. Non c’è infatti critica, sia essa rivolta alla Fininvest o alla Edilnord o al Milan, di fronte alla quale Sua Emittenza non proclami immediatamente che “è tutta invidia”. E’ una forma mentis preoccupante tipica di un personaggio affetto da evidente ipertrofia dell’io e da un così smodato ottimismo da pensare di essere l’ombelico del mondo.”

Massimo Fini, L’Europeo, Il Conformista, 1 novembre 1993

(da Senza’anima, Chiarelettere, 2010, p. 266)

Sullo stesso tema:

Le Pietre Dell’Amore.

“Non si è mai vista una vicenda simile come quella della mancata presentazione delle liste del Pdl a Roma. Sospetto che non sia solo materia per civilisti ma si tratti di un episodio ben più grave di teppismo politico al limite dell’eversione. Confido che si trovi una soluzione giusta perchè l’esclusione del partito di maggioranza relativa è inaudita e vagamente golpista“, Margherita Boniver.

“L’esclusione del Pdl dalle Regionali avrebbe il sapore di un colpo di Stato“, Francesco Storace.

“Non vorrei fare la parte dell’eversivo ma lo dico chiaro e tondo: noi attendiamo fiduciosi i verdetti sulle nostre liste, ma non accetteremo mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle regionali. Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto“, Ignazio La Russa.

Autore tra l’altro anche di questi teoremi:

Io non ho capito di che si preoccupano. L’amore non vince sempre sull’invidia e sull’odio

No, a parte gli scherzi: qualcuno ricorda a questi “signori” che le parole, anche se non somigliano a statuette del Duomo, sono pietre e che a salvare la democrazia contribuisce, più che riempirsi la bocca di golpe, eversione e colpo di Stato, confessare candidamente di aver fatto una cazzata? 

Berlusconi raccoglie in un libro i messaggi di solidarietà ricevuti dopo l’aggressione.

Dal 2 marzo sarà in tutte le librerie il volume che raccoglie i messaggi di solidarietà inviati al premier tramite Forzasilvio.it dopo l’aggressione subita a Milano. L’editore, non sorprende, è Mondadori.

Il curatore Antonio Palmieri commenta: “Scegliere i messaggi è stato difficile, erano tutti belli. Purtroppo non potevamo metterli tutti: gli oltre 600 pubblicati nel libro sono solo una piccola parte degli oltre 50.000 pervenutici… per stamparli tutti ci sarebbe voluto un volume dell’enciclopedia Treccani“. 

Sui risvolti di copertina si leggono prima un commento del presidente del Consiglio

e poi alcuni dei messaggi che, insieme al discorso della discesa in campo, a quello che tenne a battesimo il PDL e a una “sintesi delle realizzazioni del governo da maggio 2008 a gennaio 2010“, costituiscono il volume:

Secondo Palmieri “E’ un libro da regalare agli amici di Silvio“; quello che in altre occasioni è stato chiamato “l’esercito del Bene“. E che pur di “amare Silvio” accetta improbabili clonazioni (speriamo la stessa sorte non sia toccata ai messaggi contenuti nel libro). Oltre tutto,”il ricavato dalla vendita verrà devoluto in beneficenza“. Magari all’ANM, che incarnandola patologia più grave della nostra democrazia“, e dunque il male assoluto, è lecito si attenda il massimo del perdono (“Da un male si deve far nascere un bene ancora più grande”). 

Resta da capire che farebbero del ricavato i “pm talebani“. Birbanti come sono non perderebbero certo l’occasione di giocare all’ecumenico premier un brutto tiro. Forse pubblicando un libro che contenga tutti gli insulti a loro rivolti dal presidente del Consiglio. Certo, non si raggiungerebbero i 50 mila messaggi; ma il numero che immagino è di tutto rispetto, per un uomo solo. Anche per un innamorato.

Nonostante la prognosi, è guarito.

Finché era convalescente parlava di amore:


Queste le parole dell’inedito ecumenismo berlusconiano: “I nostri avversari hanno ironizzato dicendo che stiamo quasi dando vita a un partito dell’amore. Io lo dico senza ironia: è proprio così. Noi intendiamo essere tutti uniti; coloro che amano e rispettano gli altri per portare avanti il duro lavoro che ancora ci aspetta e per fare del nostro Paese un Paese migliore e per dare a tutti i ragazzi la possibilità di realizzarsi e di guardare al futuro con sicurezza. Mettiamoci insieme, tutti noi, persone di buona volontà, che credono nell’amore e che credono che l’amore possa vincere l’invidia e l’odio“.

Qualcuno, in onore del proprio passato, ci aveva pure creduto:

Poi qualcosa è cambiato: mano a mano che le ferite scomparivano il clima è tornato quello di sempre, di Cicciolina non si è saputo più nulla mentre di Daniela Santanchè abbiamo appreso (non senza stupore) la candidatura a sottosegretario al Welfare. Ed ecco il Cavaliere riacquistare il suo consueto vigore:

Oggi il passaggio del disegno di legge sul “processo breve” al Senato deve averlo definitivamente rinvigorito:

Nonostante la prognosi parli di ancora una cinquantina di giorni, si potrebbe anche azzardare l’ipotesi che sia guarito.


Dal PDL al Partito dell’Amore in tre passi. O in quattro.

Uno:


Due:


Tre:


In cui si legge anche:

e

In alternativa, si può scegliere una seconda strada, in quattro passi. I primi due sono invariati. Il terzo:


E il quarto:

dove si fa tesoro del teorema dei “mandanti morali” di Cicchitto.

Più che l’amore, assocerei la tristezza, a tutto questo.