Se questa è una democrazia.

Si può chiamare «democrazia» uno Stato dove un prigioniero politico di 23 anni è detenuto dal 29 luglio 2010

  • in isolamento per 23 ore al giorno
  • senza poter avere accesso a notizie dal mondo esterno nell’ora restante
  • senza poter fare più di un’ora di esercizio fisico al giorno
  • senza poter dormire tra le cinque del mattino e le otto di sera
  • con le guardie che ogni cinque minuti devono verificare le sue condizioni di salute con tanto di domanda di rito (stai bene?) e attesa di risposta altrettanto di rito (sto bene)
  • con le guardie che se, verificando il suo stato di salute di notte, lo trovano raggomitolato sotto le coperte o contro la parete, o si rende non identificabile per qualunque altro motivo lo devono svegliare e ripetere la procedura di cui sopra
  • senza poter consumare i suoi pasti che in cella
  • senza poter disporre di alcun oggetto personale, nemmeno un cuscino, che è tutt’uno col materasso
  • in condizioni di rapido deterioramento psico-fisico

senza non solo aver mai subito alcuna condanna ma nemmeno un regolare processo?

Si può chiamare «democrazia» uno Stato dove invece di condannare senza se e senza ma questo trattamento disumano si parla di «pena di morte»?

Uccidete il soldato Manning.

(Mike Rogers, membro repubblicano del Congresso) Rivelare una qualunque delle operazioni dei soldati sul campo può portare alla loro morte. Questo è tradimento. E il tradimento è un’offesa capitale.

(Cenk Uygur, MSNBC) Ma lei parla di “esecuzione”…

Se fosse condannato per tradimento, sarei assolutamente a favore della pena capitale.

Dunque lei sarebbe stato in favore dell’esecuzione di Daniel Ellsberg per avere trafugato i Pentagon papers?

Beh, non conosco le circostanze esatte. Ma se si trattava di informazioni che di certo mettono a repentaglio la vita dei soldati sul campo, e se lui fosse condannato per tradimento, allora assolutamente sì.

In sostanza, secondo Rogers la “culture of disclosure” si combatte con la pena di morte. A partire dal soldato semplice Bradley Manning, accusato di aver fornito documenti a Wikileaks. Una posizione che il “congressman” repubblicano aveva già espresso lunedì alla WHMI, una stazione radio del Michigan (qui il suo intervento in mp3), e che ora si estende perfino ai documenti che hanno mostrato le menzogne statunitensi sul Vietnam.

Uygur, su Huffington Post, argomenta che c’è una via mediana tra il lasciare impunito Manning e giustiziarlo. Senza contare che “le cose diventano piuttosto complicate quando si inizia a invocare le esecuzioni”, perché a voler estendere la logica a ogni documento trafugato si rischia una insensata carneficina. Meglio “fare un bel respiro” e chiedersi che fare di una persona che riveli informazioni di interesse pubblico ma in chiara violazione delle leggi militari. “E’ una domanda complicata – conclude Uygur – che non si risolve uccidendo qualcuno“.

Speriamo il messaggio giunga anche alle orecchie di certi membri del Congresso.