Referendum, diario del BattiQuorum.

Fino alle 22 del 12 giugno e dalle 7 alle 15 del 13 giugno si vota per quattro referendum abrogativi su acqua, nucleare e legittimo impedimento. La battaglia dei promotori è per un quorum che sembra a portata di mano; quella di chi si oppone, più per mandare gli elettori «al mare» che a votare ‘no’. Su ilNichilista un diario in continuo aggiornamento di come il web stia raccontando, commentando e seguendo le ore che separano dalla comunicazione dei risultati. 

(23.59) Commento della Bbc sulla «punizione» inflitta a Berlusconi dal risultato dei referendum:

[…] the new media have played a key part in this.

E ancora:

The still fledgling new left used Facebook, Twitter, emails and blogs. Their victory was not just a protest vote – it was a victory of new media over old, in a country where, as everyone knows, the old media are dominated by one man and his family.

(23.38) Il New York Times titola: «Berlusconi preso a schiaffi dagli elettori». All’interno del pezzo, un passaggio sul ruolo dei social media:

For the first time in recent years, online campaigns and social networks helped bring voters — especially young Italians — to the polls.

(20.39) Altra domanda sul rapporto social media-quorum: hanno aiutato i cittadini a riflettere e decidere con la propria testa, o sono stati semplicemente uno strumento, per quanto diverso dai precedenti, di propaganda?

(20.09) Il primo giugno mi chiedevo: l’«effetto Pisapia» in rete sarà in grado di spingere i referendum al quorum? Ora il quorum c’è, ma resta da capire grazie a chi e per quale ragione. Sul ruolo dei social media (Facebook e Twitter soprattutto) bisognerebbe fare una riflessione seria e documentata. La mia impressione è che abbiano pesato, e non poco. Anche perché in televisione dei referendum si è parlato poco e male.

(18.19) Quorum raggiunto, l’affluenza definitiva in Italia è al 57%. Su Facebook si ironizza:

(14.43) Dalle 15.00 i risultati definitivi sui referendum sono tutti nella diretta interattiva di Lettera43.it.

(14.21) Il blogger Tafanus ha presentato un esposto-denuncia al ministro Maroni. Nel frattempo Valigia Blu ha lanciato l’operazione «l’hanno presa bene».

(12.33) Bracconi commenta l’intervento di Maroni a urne aperte:

Non sappiamo come funziona in Padania. Ma in Italia, mentre si vota,  il ministro dell’Interno non parla del risultato. Sta zitto.

(12.22) Maroni annuncia che il quorum ci sarà per tutti e quattro i quesiti e a prescindere dal voto degli italiani all’estero. In rete le sue parole sono accolte con scetticismo, e si ripetono gli inviti ad andare a votare comunque.

(12.09) Termometro Politico: «in questo momento superato il 50% di affluenza in Italia».

(11.54) Daw cita «fonti Pd»: «il quorum è stato raggiunto poco dopo le ore 11». Dagospia si dà alle metafore:

Situazione traffico (ore 10.27). La macchinina multicolore – un po’ rossa, un po’ gialla, un po’ grigia, un po’ verde – è appena stata fotografata dall’autovelox, fissato a 50 (più uno) km/h. Però continua ad accelerare. Incredibilmente. Over 55 (ma c’è da far scendere qualche passeggero estero). Sopra la bandiera a scacchi stanno allestendo il podio con lo champagne..

(1.40) Proiezione del Termometro Politico: affluenza in Italia tra il 52 e il 54%. Poi ci sono gli italiani all’estero, dei cui voti non è ancora certo il destino. Se dovessero essere conteggiati nel quorum, salirebbe al 53% circa (in Italia).

(1.31) Alle 19.00 aveva votato il 30,3% degli aventi diritto. Alle 22.00 il 41,1% circa.

(19.31) L’affluenza inizia a orbitare tra il 29 e il 29,5%. Nel referendum del 2006, il cui dato finale fu del 53,8%, alle 19.00 si era fermata al 22,4%.

(19.28) Agoravox sulla vicenda della presunta lettera del Pdl:

ove confermato si tratti di un fake ci assumiamo la colpa e chiediamo scusa ai lettori ma, ribadiamo, che ci siamo fidati di un politico che, a sua volta, sembra essere stato raggirato.

(19.15) Termometro Politico:

(19.09) Dati delle 19.00 dal Viminale: con 450-500 comuni su 8.092, l’affluenza si attesta tra il 24,6 e il 25,5%.

(19.07) Qualche dato dal Termometro Politico sull’affluenza alle 19.00: Verona al 35,1%, Milano al 30,5%, Genova (parziale) al 38,3%.

(18.58) Daw: «Attenzione, le mail del Pdl che invitano a votare sono un falso».

(18.56) L’Ansa riepiloga con un grafico l’affluenza alle 12.00 nei capoluoghi di regione:

(17.53) Il sondaggista Luigi Crespi scrive: «Il quorum c’è». E ancora:

La proiezione finale calcolata sulla base [dell’affluenza sopra l’11,5% per tutti e quattro i quesiti alle 12.00] ci consegna un dato già sopra il 55% al netto del voto all’estero, ma non mi sorprenderei se il dato fosse anche più alto.

(17.32) Pippo Civati ha scoperto il «vero motivo» per cui Roberto Formigoni non andrà a votare: «Pare non sappia più cosa mettersi».

(16.26) Su Blogosfere fanno notare che in Calabria ci sono luoghi in cui l’affluenza alle 12.00 è stata del 2%:

Le province di Crotone Vibo restano al 5,9%Reggio Calabria al 5,33% (5 per Reggio città). Non indifferente il 2% di Scido (Rc) e Cardeto (Rc). In attesa di nuove rilevazione sull’affluenza, alle 19.

(16.15) Letto su Twitter: «Yes yes yes yes we can».

(15.58) Su Facebook circola questa mail attribuita al Direttivo del Pdl:

(15.49) In questo momento i tweet segnati #iohovotato sono scesi dagli oltre mille all’ora della tarda mattinata a 635 all’ora. Questo l’andamento dell’hashtag secondo Trendistic:

In compenso ora sono tre i trending topic riguardanti i referendum:

(15.45) Su Corriere.it, Maurizio Tucci si chiede come mai al suo seggio i dati di affluenza delle 12.00 siano disponibili già dalle 11.30:

[…] non sarebbe più logico che la raccolta dei dati di affluenza alle 12,00 avvenisse dopo le 12 cristallizzando (questo è possibile) il numero di votanti a quell’ora e svincolandosi così dal tempi che ragionevolmente servono per raccogliere i dati al seggio?

(15.36) Il segretario Pd Pier Luigi Bersani, su Twitter:

(13.25) Affluenza alle 12.00 ormai assestatasi sull’11,62%.

(13.08) Su Repubblica.it tutti i risultati dell’affluenza regione per regione. Si va dal 6,5% della Calabria al 16,9% dell’Emilia-Romagna.

(12.58) Reset Italia si sbilancia: «il quorum sarà superato senza problemi».

(12.56) Affluenza quasi definitiva alle 12.00 intorno all’11,50%.

(12.50) Letta su Facebook. Immagine di Giorgio Napolitano che va a votare. Commento: «Speriamo che non abbia firmato pure lì, altrimenti gliele annullano».

(12.40) Il Termometro Politico, su Facebook:

(12.34) L’affluenza, con 5.000 comuni su 8.092, sale intorno all’11%. Con questi dati il quorum sarebbe a portata di mano.

(12.28) Affluenza nazionale (2.863 comuni su 8.092): 10,3%.

(12.24) Micromega: «Se non voti ti cancello (da Facebook)».

“Chi oggi o domani non va a votare per i 4 Referendum, diventerà bello come Amicone, simpatico come Sallusti, gioviale come Stracquadanio, sexy come Sechi, elegante come la Santanchè, intelligente come la Ravetto. E non sarà più mio amico. Tiè”.

(12.21) Dalla diretta del Termometro Politico:

(12.16) Arrivano i primi dati provvisori sull’affluenza:

(12.05) Sulla pagina del comitato per l’acqua pubblica, si invitano gli iscritti a pubblicare le percentuali di affluenza «delle vostre sezioni». In molti casi si arriva al 16%.

(12.02) Su TaxiQuorum si cerca un passaggio da Genova a Rapallo per andare a votare.

(11.50) Dopo la mobilitazione, il racconto in tempo reale. La rete spinge per il quorum. Su Twitter l’hashtag #iohovotato produce 1197 tweet all’ora (ma la stima è in costante crescita, mezz’ora fa erano 650, dieci minuti fa 842), ed è trending topic in Italia. Insieme a #referendum2011, tra l’altro:


La rete si mobilita. E il Tg1, questa volta, rettifica.

Tg1 delle 13.30 del 4 giugno. Il mezzobusto, tra i titoli, sostiene erroneamente che i referendum abrogativi si terranno non il 12 e 13 giugno, ma il 13 e 14.

Manca una settimana alla consultazione, e l’errore (che si tratti di una svista – come credo – o altro) andrebbe rettificato per non ingenerare confusione nei votanti. Oltre che per una elementare questione di deontologia professionale.

Tuttavia, la rettifica non arriva nell’edizione serale, in quella notturna, il mattino del giorno seguente né alle 13.30.

Nel frattempo qualcuno in rete se ne accorge. NonLeggerlo e Lettera Viola iniziano a diffondere il video con l’errore. Per tutto il pomeriggio le condivisioni si moltiplicano sui social media. Valigia Blu, ancora in attesa di una rettifica per il caso Mills e in procinto di inviare una lettera aperta proprio sulle carenze informative sui referendum e proprio alla Rai, decide di aggiungere una ulteriore richiesta di rettifica.

Poi se ne accorgono i siti dei giornali ‘tradizionali’, su tutti Repubblica.it.

E, come per miracolo, nell’edizione delle 20.00 del 5 giugno, la rettifica del Tg1 arriva.

Ora, non vorrei sembrare un tecno-entusiasta, uno di quelli che sostengono che le rivoluzioni si facciano via Twitter e che #morattiquotes e Sucate abbiano consegnato Milano nelle mani di Pisapia. Però credo che, tutti insieme, questi segnali dicano chiaramente che qualcosa sta cambiando. Dal punto di vista politico, certo. Ma perfino la tivù, attraverso la sempre crescente attenzione dei media tradizionali per ciò che accade sul web, sta forse iniziando a capire che «il popolo della rete» è lo stesso che poi, a ignorarlo, cambia canale. O, peggio, ti guarda. E ti «costringe» a rettificare.

Referendum, quanta ipocrisia.

Un breve (e di certo incompleto) riassunto delle ipocrisie messe a nudo dai referendum:

  • Berlusconi in pubblico dice che «il governo si rimetterà alla volontà dei cittadini», definisce i referendum «inutili», ma intanto in privato fa ricorso per «evidenziare l’inammissibilità» del quesito sul nucleare che ha cercato, fino all’ultimo, di evitare.
  • Il Pdl ha deciso per la libertà di voto dopo che per anni i suoi maggiori esponenti si sono detti nuclearisti convinti e dopo che hanno difeso a spada tratta ogni sorta di scudo giudiziario per il presidente del Consiglio; ora, pur di non legare il loro nome a un esito negativo, preferiscono tacere invece di pronunciarsi per il ‘no’.
  • La Lega sembra orientata per il ‘sì’ sull’acqua (Bossi) e sul nucleare, ma non ha il coraggio di dirlo. Silenzio, invece, sul legittimo impedimento. Che alla base proprio non piace. Ma si sa, un conto è la «lotta», un altro il «governo».
  • Casini, dopo aver ideato il legittimo impedimento per fermare il «processo breve» (non ce l’ha fatta); dopo averlo definito il «male minore», ma anche lodato (è «una buona soluzione onesta e corretta», 22 novembre 2009; «difende il senso dello Stato», 2 febbraio 2010) proprio per la sua natura ad personam (pro Berlusconi); dopo averne preso le distanze nella versione allargata ai ministri («non aggiungete surrettiziamente a questo vagone altri vagoni!», 28 gennaio 2010); dopo averne difeso l’impianto alla vigilia del giudizio della Corte Costituzionale («è stata ideata da Michele Vietti dell’Udc, quindi credo sia difficile che venga bocciata», 10 gennaio 2011) e rimarcato che, nella versione da lui proposta, non sarebbe mai stata (parzialmente) bocciata; dopo tutto questo Casini ha annunciat0 al Corriere che voterà ‘sì’ al quesito che chiede l’abrogazione del legittimo impedimento («Hanno voluto estenderla a tutti i ministri», «il troppo stroppia»). Ma non era «l’unica soluzione per Berlusconi» (22 gennaio 2010)? Non era «giunta l’ora di togliere al governo l’alibi della persecuzione di Silvio Berlusconi (4 febbraio 2010)? La logica di Casini è che il provvedimento va bene per uno solo, ma non se è esteso al resto dei ministri – anche se, di fatto, a usarlo è comunque uno solo?
  • Bersani è diventato un paladino dell’anti-nucleare e dell’acqua pubblica, ma in passato vedeva nell’atomo il futuro energetico del Paese, e sulla gestione del servizio idrico integrato firmava disegni di legge che dicevano il contrario di quanto sostiene ora.
  • Bersani continua a ripetere, a parole, che i referendum non vanno politicizzati, ma nel partito c’è chi la pensa molto diversamente. O meglio: sottrae l’ipocrisia dalle sue parole.
  • La stessa ipocrisia di Di Pietro e dell’Idv: oggi il referendum «non è un voto pro o contro Berlusconi», ieri serviva a «mandare a casa Berlusconi».
  • Fli sull’acqua dovrebbe essere orientata decisamente per il ‘no’, dato che il decreto in discussione nei referendum è a firma del finiano Andrea Ronchi. E invece si divide. Come sul resto: nel partito alcuni sono per quattro ‘sì’ (Granata), altri per quattro ‘no’ (Urso, lo stesso Ronchi), altri andranno in ordine sparso. Notevoli, poi, i cambiamenti repentini di opinione di quanti firmarono per nucleare e decreto Ronchi.