L’antipolitica di Formigoni

A pensarci bene, l’argomento di Roberto Formigoni («simul stabunt, simul cadent») equivale a dire: che ci siano 14 indagati – di cui uno per rapporti con la ‘ndrangheta – o meno è ininfluente rispetto al «patto» tra due forze politiche (in questo caso, Pdl e Lega Nord). Perché il patto deve durare laddove ci siano (Lombardia) e laddove non ci siano (Piemonte e Veneto). Di conseguenza, non importa nulla – per quel patto – il contenuto delle accuse. Basta un rimpasto, e si riparte da zero, come niente fosse. Se non è antipolitica questa, non so cosa lo sia.

(E sì, per quanto si affanni a smentire – o forse anche per questo – assomiglia proprio a un ricatto; politico, ma ricatto)

 

Formigoni e la Statua del Popolo della Libertà.

T-shirt e orologi non potevano bastare: ora Formigoni si è dato ai «braccialetti rap». E, per l’occasione, ha reclutato Monna Lisa e Statua della Libertà.

La strategia di comunicazione 2.0 del governatore della Lombardia continua ad affascinarmi, lo confesso.

 

Lega, dopo l’ultimatum le balle.

L’ultimatum della Lega a Berlusconi nel voltantino diffuso a Pontida:

L’ultimatum della Lega a Berlusconi sul sito della Lega Nord:

E la scaletta delle scadenze?

Sarà sparita perché entro 13 giorni (pena mollare Silvio) dovrebbero essere approvati il dimezzamento del numero dei parlamentari e il Senato federale? Oppure perché dovrebbe essere individuata la riduzione dei contingenti nelle missioni estere quando il presidente del Consiglio oggi ha detto che la missione dura almeno fino a settembre? O perché il presidente della Repubblica (che è anche al comando delle Forze armate) ha affermato che in Libia si resta, perché «è nostro impegno, sancito dal Parlamento, restare schierati in Libia con le forze di altri Paesi che hanno raccolto l’appello delle Nazioni Unite»?

Oppure sono semplicemente degli sbadati? Sarà a causa della stessa sbadataggine che fa in modo che su La Padania di domani in prima pagina sia scritto:

proprio nel giorno in cui l’Ansa riporta, alle 17.09:

L’aula della Camera ha approvato l’ordine del giorno del Pd con cui il Governo viene impegnato a non trasferire fuori Roma i ministeri. Il testo è passato con 311 sì, 180 astenuti e 6 no. Il PdL si è astenuto. I deputati della Lega non hanno partecipato alla votazione: i parlamentari del Carroccio, infatti, non hanno attivato i loro meccanismi di voto.

Quanto ai possibili «uffici di rappresentanza», da Pontida si parlava di Villa Reale a Monza come sede a costo zero e, visto che Calderoli già sfoggiava la targa, presumibilmente subito. Peccato le cose non stiano affatto così, come ho scritto su Lettera43.it. E come confermato dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni sempre all’Ansa (20.09):

La Villa Reale di Monza «non ha al momento a disposizione un solo metro quadrato» per ospitare eventuali uffici ministerialiperché l’ala centrale dell’edificio che sarà oggetto di un intervento di recupero «sarà destinata a totale uso pubblico». È quanto ha spiegato il governatore lombardo, Roberto Formigoni, secondo cui, sull’ipotesi di un decentramento di Ministeri nella Villa Reale di Monza «la realtà è un po’ diversa da quella descritta in questi giorni». «Villa Reale – ha spiegato – è stata assunta in carico dalla Regione che non è l’unica proprietaria, ma è l’ unica che ha stanziato 20 milioni di euro ed è già stato approvato un progetto di recupero che prevede la messa a disposizione del pubblico dell’ ala centrale». C’è, invece, una parte del complesso storico della villa «per la quale non esistono stanziamenti – ha proseguito Formigoni – e se il Governo decidesse di mettere fondi per restaurarla potrebbe poi essere utilizzata come sede di ministeri». Ma questa è una soluzione, ha aggiunto, che «richiederebbe tempo e soldi».

Insomma, a soli due giorni dal comizio sul ‘sacro prato’ e dal suo ultimatum inderogabile

  • sono cominciate strane sparizioni delle scadenze intermedie, ed è rimasta solo quella dei 180 giorni
  • è tramontata l’ipotesi di un decentramento effettivo dei ministeri, tanto meno di quello dell’Economia come ipotizzato a Pontida
  • è svanita la possibilità di insediare anche solo «uffici di rappresentanza» a Villa Reale a Monza.

Ma i «coglioni», «lecchini di Roma padrona» e «stronzi» sono i giornalisti che lo raccontano, vero Bossi?

After Mr. Formigoni there will not be another Formigoni.


Tra tweet

animazioni

e video per promuovere «la rete delle antenne formigoniane su Facebook» (vi sfido ad arrivare in fondo)


viene il dubbio che un certo massiccio utilizzo dei social media da parte della politica abbia conseguenze non ancora approfondite in letteratura.

Long live president Formigoni. Oggi come ieri imbattibile, come antidepressivo.

Quelli che non ridono.

In questi giorni tutto cambia, tranne la sensazione tremenda di essere testimoni di una costante farsa. Questa è l’impressione che si ricava dall’estenuante, umiliante, incredibile vicenda delle liste del PDL in Lazio e Lombardia: prima irregolari, poi regolari (per decreto straordinario approvato – e firmato – con un blitz notturno di trequarti d’ora), poi di nuovo irregolari (per il TAR del Lazio) e allo stesso tempo regolari anche senza decreto (quella di Formigoni). 

Il tutto mentre la parte che gridava al golpe e all’eversione prima del decreto si scopre a gettare l’acqua sul fuoco non appena il Presidente della Repubblica abbia obbedito alle pressioni del Presidente del Consiglio (o forse – voglio sperarlo – a un esasperato senso dello Stato). E mentre dall’altra parte si è passati dalle risa di scherno (prima) alle sentenze di morte per la democrazia, alle manifestazioni con i crisantemi, alle mobilitazioni del “popolo del pomodoro” (“una passata per il futuro”) e alle deliranti apologie dell’insurrezione e dell’intervento delle forze armate. 

Nel mezzo ci sono gli elettori, le vere vittime di questo di confusione permanente. Stretti nella morsa tra incompententi e incompententi, tra moralisti e moralisti, tra chi un giorno beatifica il presidente della Repubblica e l’altro ne fa la peggiore prima carica dello Stato della storia repubblicana. E costretti non solo (come oramai è prassi) a scegliere il proprio candidato senza sostanzialmente averlo mai sentito parlare del proprio programma elettorale, ma anche a non sapere nemmeno quale potrà scegliere e quando. Emma Bonino si candida o si ritira? Le elezioni saranno a fine marzo, tra due mesi o mai (se di golpe deve trattarsi…)? Sarà possibile votare Roberto Formigoni?

Non c’è bisogno di scomodare la parola “regime” per un Paese che un politico solitamente dai toni moderati come Pier Ferdinando Casini non ha esitato a definire di “cani rabbiosi“. Io parlerei semplicemente di una banda di incoscienti, di irresponsabili, di viziati che non hanno più non solo il polso del Paese (quello l’hanno perduto da un pezzo), ma nemmeno una chiara percezione di chi siano e che cosa vogliano. Loro, non gli italiani. Che hanno dimostrato una pazienza (o un menefreghismo) encomiabile, di fronte a tanto scempio del buonsenso e a tanto sfregio dell’interesse pubblico.

Già, le vittime. Di un sistema che sembra costruito apposta per non comunicare il concreto e per ingigantire il superfluo. Che tace l’operosità di quelle tante persone oneste che fanno politica con impegno e dedizione (e magari senza nemmeno arrivarci a fine mese) e premia le sparate sensazionalistiche dei presenzialisti da talk show (chissà come si sentiranno sperduti ora che non ci sono più nemmeno quelli). Che umilia l’impegno e gli impegnati e ingrassa i soliti, detestabili ventri degli oziosi

Diciamocelo: comunque vada queste elezioni le hanno già perse tutti. E non per complicate alchimie elettorali, ma perché a perdere comunque, in questa situazione, saranno gli elettori. Gli unici che, nella farsa, non trovano alcun motivo per ridere. Ecco, quelli che non ridono. Io sono tra loro.