Nasce Micromoralia, la filosofia morale nell’era del microblogging.

Da qualche giorno ha preso il via il progetto Moralia on the web e, insieme ad esso, la mia rubrica Micromoralia, in cui prendo spunto da fatti di cronaca per suscitare dibattiti di natura filosofico-morale. Ispirandosi al “microblogging”, sua caratteristica è la brevità.

Per chi fosse interessato, ecco le prime due puntate:

Zaia, la pillola abortiva e le tavole della Legge.

Zaia:

Per quel che ci riguarda non daremo mai l’autorizzazione a poter acquistare e utilizzare questa pillola nei nostri ospedali.

Ma in una mail rivela: “Devo ancora prendere visione del dossier riguardante la pillola abortiva”.

Che facciamo, decidiamo ancora con le tavole della Legge, nel 2010? Sui temi “eticamente sensibili” quello che dice la scienza non conta nulla? O meglio, conta soltanto in termini di effetti collaterali “non ancora completamente indagati”?

Ci sono svariati buoni motivi per non affidare un tema così delicato alle mani della sola fide. Li espongo in questa serie di post:

E in questo pezzo per Europa, scritto insieme a Roberto Mordacci:

Sempre che la ragione trovi ancora spazio, stritolata com’è dal tenere insieme riti celtici e integralismo cattolico.

Fermate quella pillola.

Oggi o al più tardi domani il Senato chiederà di fermare la procedura di immissione in commercio della “pillola abortiva”, o Ru 486. Queste le motivazioni addotte dalla Commissione nella sua relazione finale:

Poiché la procedura di immissione in commercio della specialità Mifegyne per mutuo riconoscimento fin qui seguita dall’AIFA non ha previsto la verifica della compatibilità con la normativa vigente, la Commissione Igiene e sanità propone di sospendere tale procedura per chiedere ed acquisire il parere del Ministero competente in materia, consentendo, ove si ritenga necessario, di riavviare la procedura dall’inizio

Non solo. La Commissione chiederà che il via libera venga addirittura ridiscusso a livello europeo:

Rispetto ai dubbi sui decessi a seguito di assunzione di RU486 o delle prostaglandine associate, e di fronte alle difficoltà di disporre di dati certi, si auspica una richiesta di arbitrato che riapra la discussione di merito sul rapporto rischi/benefici e ponga in essere una nuova istruttoria e deliberazione dell’EMEA

Non tornerò a controbattere i due argomenti portati dalla Commissione (che, guardacaso, sono proprio gli stessi usati da Gasparri e dal PDL prima che l’indagine conoscitiva fosse concessa), e cioè

1. la incompatibilità della pillola abortiva con la legge italiana in materia di interruzione volontaria di gravidanza (194/78)

2. la non sicurezza del farmaco.

L’ho già fatto qui e qui

Ciò che mi preme sottolineare è l’intento smaccatamente politico che si è perseguito. Che si è rivelato, nei mesi scorsi, nel tentativo di intralciare e delegittimare il lavoro dell’Agenzia Italiana del Farmaco in ogni sua fase; e  trova conferma in alcuni passaggi della relazione finale dell’indagine conoscitiva. Che recita: 

In primo luogo, emergono seri interrogativi in merito alla scelta da parte della donna, interrogativi che impongono il rispetto di un consenso pienamente informato. 

Inoltre, per quanto si possa sostenere che il farmaco in questione risulta non solo noto, ma diffuso in altri Paesi da molti anni, non si deve sottovalutare che ciascuno Stato resta libero di decidere, sulla base della propria legislazione e nel rispetto dei propri costumi

In sostanza, l’idea di fondo è che la donna che decida di abortire per via farmacologica lo faccia perché non pienamente conscia. E che, più del parere (per nulla in discussione, come si vorrebbe far credere) della comunità scientifica, ciò che conta siano i costumi popolari e i pareri dei ministri. In diritto di sostituirsi, naturalmente, anche alla scelta libera e consapevole dei cittadini, e in una materia delicata come l’interruzione di gravidanza. 

Immediatamente dopo viene svelato il reale motivo dell’indagine e di tanto ostruzionismo:

Lo stesso Professor Casavola ha sottolineato altresì la questione riguardante se e in quale misura sia alterato dalla metodica dell’aborto chimico l’impianto della legge n. 194 del 1978 perché, nell’ambito di quelle che sono le ricadute nell’immaginario collettivo di ogni prodotto del progresso scientifico, potrebbe apparire più invogliante l’assunzione di una pillola rispetto alla complessità derivante dalla metodica dell’aborto chirurgico. 

Ecco svelato l’arcano: la Ru 486 non deve essere commercializzata perché rende invogliante abortire. Come se ci fosse un modo per rendere desiderabile, per una donna, un gesto tanto intimo e grave. Bella considerazione della responsabilità individuale.

Una nota conclusiva: l’indagine conoscitiva non ha conosciuto niente, in quanto ripropone (in modo strumentale, checché ne dica Gasparri) gli stessi dubbi sul farmaco avanzati mesi fa dalla maggioranza per giustificarne l’esistenza. A che è servita dunque?

Io avrei una risposta: a temporeggiare, intralciare, rimandare.

Non era di questo che le donne italiane avevano bisogno?

Il sillogismo del Cardinale Barragan.

Con il sì definitivo dell’Agenzia Italiana del Farmaco, il tortuoso percorso verso la commercializzazione della Ru486, o “pillola abortiva”, sembra essere al capolinea. 

Tuttavia, c’è chi non si arrende. Tra questi, il Cardinale José Lozano Barragan. Dalla sua dichiarazione

barragan

si ricava un interessante sillogismo. Lo enuncio:

 

(Premessa 1) Il medico è colui che dà la vita, non colui che la toglie.

(Premessa 2) Un farmaco non toglie la vita.

(Premessa 3) La Ru486 toglie la vita.

(Conclusione 1) La Ru486 non è un farmaco, ma un veleno.

(Conclusione 2) Il medico non deve utilizzare la Ru486, ma fare obiezione di coscienza.

 

Il sillogismo di Barragan, tuttavia, va interpretato alla luce della sua ultima affermazione:

 

(Proposizione) Non vi è distinzione tra aborto chimico e aborto chirurgico: tutti sono aborti.

 

Che ci fa capire come la stessa forma argomentativa si debba applicare all’aborto chirurgico. Ovvero utilizzando la

 

(Premessa 4) L’aborto chirurgico toglie la vita.

 

insieme alla (Premessa 1), per concludere

 

(Conclusione 3) Il medico non deve procedere all’aborto chirurgico, ma fare obiezione di coscienza.

 

Ora appare più chiaro il reale intento di chi si oppone alla commercializzazione della “pillola abortiva”: vietare l’aborto in quanto tale

Ringrazio il Cardinale Barragan per averlo finalmente esplicitato senza ipocrisia.

Perché la “pillola abortiva” non è incompatibile con la legge 194.

Il Ministro Gasparri rilancia l’idea di una indagine conoscitiva in Parlamento per quanto riguarda la Ru486, o “pillola abortiva”.

Il Senatore l’aveva già proposta in reazione alla decisione del 31 luglio da parte dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) di commercializzare il farmaco in quanto, secondo Gasparri, “non si può delegare a tecnici privi di legittimazione democratica una decisione che attiene al diritto alla vita” [1]. Come precedentemente mostrato da ilNichilista, questa linea argomentativa non risulta supportata da alcun dato scientifico: non vi è alcuna necessità di una indagine parlamentare circa la sicurezza e l’efficacia della Ru486 [2].

Una inchiesta condotta da Tempi [3], tuttavia, fornisce un nuovo argomento al Senatore Gasparri a sostegno della necessità dell’indagine parlamentare. In particolare, “l’inchiesta del settimanale Tempi dimostra in maniera inoppugnabile che attualmente chi vuole utilizzare la pillola abortiva Ru486 lo può fare senza ricovero e quindi aggirando totalmente la legge 194 sulle interruzioni di gravidanza” [4].

La Ru486, si è sentito dire da più parti, dovrebbe quindi venire commercializzata soltanto dopo aver stabilito in maniera precisa tempi e modi della somministrazione  e del ricovero in strutture ospedaliere. Oppure, nella versione più radicale della critica, ritirata dal commercio in quanto incompatibile con la 194.

Lascio al lettore decidere a quale di queste due ipotesi faccia capo l’idea dell’indagine parlamentare, lo strumento attraverso il quale dovrebbe essere fatta chiarezza sugli argomenti in esame.

Tuttavia, nemmeno questa volta è necessaria una indagine parlamentare.

Basta leggere il testo della 194, che in nessuna sua parte richiede un obbligo di ricovero o degenza per la donna che decida di interrompere  la gravidanza entro i termini stabiliti dall’AIFA per l’utilizzo della Ru486, cioè entro il quarantanovesimo giorno di gravidanza. Ciò che la legge 194 prevede, infatti, è solo l’obbligo che l‘intervento avvenga in strutture ospedaliere.

L’articolo 8, infatti, che dovrebbe stabilire l’obbligo di ospedalizzazione recita testualmente:

“L’interruzione di gravidanza è praticata da un medico del servizio ostetrico-ginecologico presso un ospedale generale tra quelli indicati nell’articolo 20 della legge 12 febbraio 1968, numero 132, il quale verifica anche l’inesistenza di controindicazioni sanitarie. 

Gli interventi possono essere altresì praticati presso ospedali pubblici specializzati, gli istituti e gli enti di cui all’articolo 1, penultimo comma, della legge 12 febbraio 1968, numero 132, e le istituzione di cui alla legge 26 novembre 1973, numero 817, ed al decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1958, n. 754 […].

Nei primi novanta giorni l’interruzione di gravidanza può essere praticata anche presso case di cura autorizzate […].”

Nessuna menzione di una necessità di ricovero. A confermare questa ipotesi contribuisce la lettera dell’articolo 10:

“L’accertamento, l’intervento, la cura e la eventuale degenza [sono] attuati nelle istituzioni sanitarie di cui all’articolo 8″

La degenza è dunque una possibilità, non un atto necessario. E questo addirittura nei casi previsti dall’articolo 4, ovvero quelli che “comporterebbero un serio pericolo per la […] salute fisica o psichica [della donna] in relazione al suo stato di salute, alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsione di anomalie o malformazioni del concepito”, per cui non è obbligatoria una degenza bensì è possibile scegliere tra il ricorso a un consultorio pubblico, a una struttura socio-sanitaria apposita o al medico di fiducia. 

 I casi riportati dal settimanale Tempi in cui i medici invitano la paziente a ritornare a casa una volta somministrato il farmaco non configurano dunque una violazione della legge 194.

E una violazione non si avrebbe nemmeno nel caso in cui l’espulsione del feto avvenisse al di fuori di una struttura ospedaliera. Questo a meno che non si voglia estendere la definizione di “intervento” al punto di coprire l’intero processo dell’aborto farmacologico. Definizione non soltanto praticamente e concettualmente difficile da sostenere, ma anche non prevista dalla stessa legge 194.

In conclusione, la legge è più saggia di quanto vorrebbero i detrattori della Ru486. Essa infatti prevede il ricovero come una misura facoltativa  e prudenziale a maggiore tutela della salute della donna qualora ve ne fosse bisogno. Anche nel caso della Ru486, in cui tale bisogno, stando ai dati diffusi dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, non viene avvertito nel quasi totalità dei casi.

Resta tuttavia il dubbio che la legge 194, redatta in considerazione delle necessità inerenti un aborto chirurgico, sia adatta a regolamentare una procedura radicalmente diversa nei tempi e nei modi come l’aborto farmacologico. 

Se proprio ha a cuore la salute delle donne italiane, dunque, il Senatore Gasparri farebbe meglio a occupare il suo tempo pensando a un possibile ammodernamento e semplificazione della 194, invece che mettendo in dubbio dati scientifici e pratiche che in oltre venti anni di applicazione in tutto il mondo si sono “dimostrate in maniera inoppugnabile” efficaci e sicure.

 

 

Note:

 

[1]http://www.corriere.it/politica/09_agosto_08/fini_pillola_ru486_9bb77132-8445-11de-bc84-00144f02aabc.shtml

[2]http://ilnichilista.wordpress.com/2009/08/09/gasparri-la-pillola-abortiva-e-linquisizione/

[3]http://www.tempi.it/interni/007486-ru486-firmi-qui-e-vada-pure-casa-ad-abortire

[4]http://www.irispress.it/Iris/page.asp?VisImg=S&Art=53335&Cat=1&I=null&IdTipo=0&TitoloBlocco=News&Tipo=UltimeNotizie