Obama (non) risponde su Manning.

Dopo la contestazione cantata a San Francisco, l’attivista Logan Price è riuscito ad avvicinare Barack Obama e fargli qualche domanda sul trattamento inumano ricevuto negli ultimi 11 mesi da Bradley Manning, l’analista dell’intelligence Usa sospettato di aver trafugato e consegnato a WikiLeaks centinaia di migliaia di documenti riservati. Questo lo scambio:

Dalla trascrizione emergono, a mio avviso, due punti preoccupanti.

Il primo è quando Obama afferma pacificamente che Manning «ha violato la legge». Peccato che il giovane non sia stato né processato né condannato per alcun crimine, al momento. Per lui la presunzione d’innocenza fino a una sentenza di colpevolezza non vale? E perché? Diversi casi mostrano che non basta appellarsi al suo essere un militare (In De Champlain v. Lovelace, per esempio, è scritto che «The military courts, like the state courts, have the same responsibilities as do the federal courts to protect a person from a violation of his constitutional rights» e che «there is almost no disagreement that the Due Process Clause binds the military»)

Il secondo è la risposta all’ultimo quesito: «Non ha fatto lo stesso di Daniel Ellsberg?». Obama: «Non è la stessa cosa. Il materiale di Ellsberg non era segreto (classified) allo stesso modo». E ha ragione, dato che le migliaia di pagine che costituiscono i Pentagon Papers erano classificate come top secret (e ancora lo sono, tra l’altro – nonostante siano state almeno in parte pubblicate) mentre dei circa 250 mila cablo che Manning avrebbe trafugato 130 mila non sono affatto segreti, 100 mila sono definiti confidential e soltanto 15 mila segreti. Ma nessuno è top secret. Anche per quelli sull’Afghanistan lo stesso New York Times ha scritto: «La gran parte dei documenti è classificata come secret, un livello di riservatezza relativamente basso». Quindi se Ellsberg è stato processato, perché a Manning – che ha diffuso materiale meno segreto - questo diritto non spetta?